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Eleonora Evi a TeleAmbiente: “Legge sul clima e Pac non bastano per il futuro dell’Europa. Bene gli impegni contro gli allevamenti in gabbia”

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Le tematiche ambientali e animaliste sono sempre più al centro della politica europea. Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi, ne parla a TeleAmbiente affrontando argomenti come la legge Ue sul clima, la Pac e l’iniziativa ‘End the Cage Age’.

L’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 è diventato a tutti gli effetti una legge dell’Unione europea. Possiamo ritenerci soddisfatti di questo risultato?

La legge europea sul clima è sicuramente storica perché mette nero su bianco gli impegni che l’Ue si sta dando per raggiungere le emissioni nette zero. C’è però una data cruciale per capire se riusciremo a raggiungere la neutralità climatica: il 2030. A quella data, gli impegni presi dall’Ue non sono sufficienti e questo è il rammarico più grande. Noi come Greens Epa abbiamo votato contro la legge sul clima perché la riduzione dei gas serra prevista è del 55% ed è un valore netto, che tiene in considerazione anche gli assorbimenti dei suoli e delle foreste, quindi la reale riduzione in termini assoluti è di un misero 52,8%, un dato molto lontano dal 65% richiesto della comunità scientifica. Il Parlamento europeo aveva votato per una riduzione del 60%, ma durante i negoziati con i singoli governi ha prevalso la linea meno ambiziosa. Quello che ci preoccupa è che con questi impegni, andremo verso un aumento delle temperature pari a 2/3°C, che non rispetta gli impegni presi con l’Accordo di Parigi: già oggi vediamo ampiamente gli effetti del cambiamento climatico, anche in Italia. Un grande rammarico è anche la mancanza di una data per lo stop ai finanziamenti delle fonti fossili, uno dei pilastri del Green Deal europeo. Inoltre, la legge europea sul clima introduce un bilancio del carbonio, uno strumento che ci consente di calcolare quanta CO2 possiamo produrre fino al 2050, ma che purtroppo verrà attivato solo a partire dal 2030 e i prossimi nove anni saranno cruciali“.

Pac, raggiunto in extremis un accordo che lascia scontenti gli ambientalisti

La scorsa settimana è stata approvata la nuova Politica agricola comune. Lei stessa l’ha definita “uno schiaffo alle ambizioni climatiche e ambientali dell’Ue”. Quali sono i principali difetti del nuovo accordo?

Per l’Ue si tratta di un altro fallimento, perché continuerà a finanziare allevamenti intensivi e agricoltura industriale, che oggi sono parte del problema, specialmente per quanto riguarda l’aumento delle temperature, la crisi climatica e la perdita di natura. Tutte le risorse, che sono soldi pubblici dei cittadini europei, avrebbero dovuto essere spostate su pratiche sostenibili e invece la quota dedicata alla parte più innovativa, cioè gli eco-schemi, è di appena il 25%, peraltro annacquata da una serie di misure che poco hanno a che fare con il clima e con l’ambiente. Inoltre, quei fondi non saranno erogati prima del 2025; purtroppo, hanno prevalso le pressioni dei governi e dei colossi dell’agricoltura europea. In definitiva, la Pac non va a migliorare l’agricoltura e manca l’obiettivo di ristabilire equità. Ad oggi, l’80% delle risorse pubbliche, quasi 400 miliardi di euro dei cittadini europei, è stato destinato al 20% delle aziende più grandi e questa distorsione non verrà sanata. Inutile dire che tutto questo va a danno degli agricoltori più piccoli, noi Verdi europei siamo molto scontenti di questo accordo e chiederemo all’Europarlamento di rigettarlo, perché è una proposta che nasce ai tempi della Commissione Juncker, quando il Green Deal non era ancora stato presentato. Vogliamo rispedire al mittente la proposta e chiedere alla Commissione europea di formularne un’altra che sia davvero in linea con le nuove strategie, a cominciare da ‘Farm to Fork’ (per rendere più sostenibile il sistema alimentare europeo) e da quella sulla biodiversità al 2030. Serve un vero cambio di passo, non possiamo lasciare che gli allevamenti intensivi e l’agricoltura industriale continuino a contribuire al 70% delle emissioni di gas serra del settore“.

Allevamenti in gabbia, la Commissione europea si impegna a vietarli. Eleonora Evi: “Grande vittoria”

Onorevole, Lei è stata tra i principali protagonisti che hanno portato un’iniziativa dei cittadini europei come ‘End the Cage Age’ al Parlamento europeo. La cittadinanza si è mobilitata contro gli allevamenti intensivi in gabbia e la politica comunitaria ha risposto: quali sono le principali novità?

Questa è sicuramente una bella notizia, sono felice di poter dire che i cittadini sono stati ascoltati grazie ad uno strumento come l’Ice. Abbiamo costretto la Commissione europea a non voltarsi più dall’altra parte e ad occuparsi dei diritti e del benessere degli animali. La battaglia contro gli allevamenti in gabbia è iniziata anni fa, ricordo quando nel 2018 organizzammo la prima raccolta firme: allora eravamo molto determinati, ma fino a due anni e mezzo fa quell’obiettivo sembrava un’utopia. Invece, oggi abbiamo capito che avevamo ragione e la Commissione europea ha risposto a un milione e 400mila cittadini europei, impegnandosi a fare una proposta legislativa entro il 2023 per programmare l’abolizione dell’uso delle gabbie per tutte le specie animali nell’allevamento. Il Parlamento europeo ha preso un’importante posizione politica e ha chiesto che l’abolizione arrivi entro il 2027, mentre la Commissione si è impegnata a rivedere le norme sul benessere animale che sono ormai troppo datate, aggiornandole in base alle ultime indicazioni scientifiche. Si tratta di un passo in avanti molto importante, si è dimostrato che avevano ragione i cittadini e gli attivisti che hanno creduto in questa battaglia di civiltà. Gli animali sono esseri senzienti e vanno trattati con rispetto e dignità, questo è un primo passo verso la giusta direzione. La Commissione europea si impegnerà poi con altre proposte per accompagnare una transizione necessaria da parte degli allevatori europei: non solo risorse economiche, ma anche altri strumenti come la strategia sul biologico o un’etichettatura che indichi chiaramente i metodi di produzione di carne e altri prodotti animali, in modo che i cittadini possano finalmente fare scelte informate e consapevoli“.

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