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Elefante morto a causa di sacchetti di plastica: erano nel suo stomaco

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Ancora un’altra vittima della plastica: un elefante morto per aver ingerito dei sacchetti. E’ successo in Thailandia. Quanti animali selvatici devono morire per sollevare la coscienza di alcune persone?

Come se fossero necessarie ulteriori prove del fatto che i rifiuti di plastica sono un pericolo per gli animali selvatici, grandi e piccoli. Un’altra vittima della plastica è un elefante maschio del peso di circa 3,5 tonnellate e di 20 anni, trovato morto nel Parco Nazionale Khao Khitchakut nella Tailandia centrale. L’autopsia ha rivelato che la causa della morte sono stati sacchi di plastica e altri oggetti che hanno causato un blocco intestinale e un’infezione nel pachiderma.  “Quanti animali selvatici devono morire per sollevare la coscienza di alcune persone?“, ha commentato Varawut Silpa-archa, ministro delle risorse naturali e dell’ambiente.

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Probabilmente l’animale ha inghiottito inconsapevolmente la spazzatura di plastica lasciata dai visitatori nella riserva naturale protetta. “Abbiamo riscontrato la perdita di altri animali causata dai sacchetti di plastica“, racconta il minstro.  Ha invitato la gente del posto ad “aiutarci non lasciando alcun rifiuto di plastica all’interno del parco”.

Fino a poco tempo fa i quasi 70 milioni di cittadini tailandesi producevano 3,75 miliardi di sacchetti di plastica al mese come rifiuti: i sacchetti di plastica venivano distribuiti liberamente in tutti i negozi ad ogni acquisto. Una campagna lanciata lo scorso gennaio per ridurre quella somma colossale ha portato ad alcuni risultati positivi ma la nazione del sud-est asiatico è ancora produttore leader di rifiuti di plastica nel mondo.

Gran parte di questi rifiuti lasciati, non raccolti e non riciclati, arriva in mare. Lo scorso anno la Tailandia è stata la sesta fonte mondiale di rifiuti di plastica negli oceani. Negli ultimi dieci anni il paese ha generato in media 2 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno.

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L’impatto sulla fauna selvatica e sulle creature marine della Thailandia è stato grave. L’anno scorso un giovane dugongo orfano, membro di una specie in pericolo di estinzione, è stato trovato morto nelle acque locali. L’animale femmina aveva ingerito accidentalmente rifiuti di plastica. La morte della femmina dugongo, la cui condizione catturò l’attenzione a livello nazionale, scioccò i thailandesi. “È molto triste che sia morta a causa dell’ostruzione nel suo intestino generata da frammenti di plastica. Questi hanno causato un’infiammazione che ha portato all’accumulo completo di gas nel sistema digestivo “, ha osservato Nantarika Chansue, un veterinario locale.

Cina, Indonesia, Filippine, Tailandia e Vietnam producono insieme la metà di tutti i rifiuti di plastica del pianeta che si accumulano negli oceani. “Il sud-est asiatico è una fonte primaria e vittima della plastica che soffoca i mari e minaccia ecosistemi e mezzi di sussistenza“, afferma Kakuko Nagatani-Yoshida, coordinatore regionale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo di sostanze chimiche e rifiuti. “Se vogliamo risolvere il problema dei rifiuti marini a livello globale, dobbiamo risolverlo in questa regione“.

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