Eirenefest, a Roma la prima edizione del Festival del libro per la pace e la nonviolenza

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“Eirenefest vuole essere una piccola immagine del nuovo mondo che vogliamo costruire”. Le parole di Olivier Turquet tra gli organizzatori del festival del libro per la pace e la nonviolenza.

Nel quartiere San Lorenzo di Roma arriva la prima edizione del Festival del libro per la pace e la nonviolenza, Eirenefest (da Eirene, dea della pace nella mitologia greca).

Quattro giorni con 130 eventi in programma, tra presentazioni di libri, conferenze, workshop, musica, performance teatrali e mostre fotografiche, a cura delle 70 associazioni e realtà editoriali coinvolte. Tra le tematiche trattate anche salvaguardia del Pianeta, disarmo nucleare, educazione alla nonviolenza, Mediterraneo e migranti.

“Crediamo che i libri siano uno degli strumenti che possano trasformare il mondo, possano dare nuove idee e risposte a una crisi sempre più evidente, che produce non senso, guerra e conflitto tra le persone. – dichiara a TeleAmbiente Olivier Turquet, attivista per il clima, redattore di Pressenza e tra gli organizzatori del festival – “Sono un insegnante in pensione. Ho scritto un libro sulla pedagogia della non violenza. Vorrei sottolineare che sono una delle persone che ha organizzato il festival e che questa iniziativa è possibile solo grazie al grande apporto di tutti i volontari che sono qui. Eirene Festival è totalmente autofinanziato e gestito da volontari, e vuole essere una piccola immagine del nuovo mondo che vogliamo costruire“.

Abbiamo presentato il libro Rose Tè casa editrice Nicla Edizioni. L’autrice ci ha introdotto al viaggio di queste rose dalla Cina verso il Mediterraneo, facendoci scoprire come le piante possano essere comunque portatrici di pace e non violenza. Abbiamo annunciato che cercheremo di portare al Verano, in ricordo della prima edizione del Festival, una rosa che è stata dedicata a Hibakusha. Abbiamo anche parlato degli alberi della pace di Hiroshima e Nagasaki che stiamo portando come Mondo Senza Guerre, insieme a PFC Italia, all’orto botanico di Perugia in Italia ma non solo: anche a Beirut e in Ucraina“, Tiziana Volta, Associazione Mondo senza guerre e senza violenza

“Il trattato sulla proibizione delle armi nucleari è probabilmente il passo più importante verso il disarmo nucleare. – spiega il Dr. Carlos Umaña, Membro del Gruppo Direttivo Internazionale ICANRappresenta il rafforzamento collettivo delle nazioni contrarie il nucleare e il loro impegno e gli obblighi nei confronti del disarmo. Quando parliamo di trattati solitamente le persone tendono ad essere scettiche perché molti di questi vengono sciolti da Trump o Putin ad esempio, perché le armi servono per altre cose. La differenza tra un trattato bilaterale e uno multilaterale è che il primo è tra due parti, e se una delle due cambia idea, il trattato non è più valido. Nel caso del trattato multilaterale invece che vede più attori prenderne parte, è di fatto più forte“.

E conclude: “Questo trattato prende vita dalla cosiddetta Humanitarian Initiative. Nel 2020 diversi stati hanno iniziato a promuovere l’impatto umanitario delle armi nucleari, come unico modo per parlarne, non come un assetto strategico per creare minacce alla vita a e alle persone”.

 

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