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Effetto guerra, pericolo disastro ambientale in Donbass

La regione al centro dal 2014 del conflitto tra il governo ucraino e i separatisti filo russi è ricca di giacimenti di carbone assai instabili. Senza manutenzione potrebbero rilasciare sostanze chimiche e inquinare le risorse idriche

La guerra in corso in Ucraina sta destabilizzando tutta l’area, compresa la regione dei Donbass dove già dal 2014 si sono visti i prodromi della guerra tra Russia e Ucraina scoppiata venti giorni fa.

La presenza di giacimenti di carbone che necessitano di costanti controlli e lavori di bonifica fa temere per un disastro ambientale che potrebbe portare all’irrimediabile l’inquinamento del fiume Donec da parte di agenti chimici presenti nel suolo.

Sebbene il conflitto nella regione a est dell’Ucraina sia in corso da otto anni, per diverso tempo si è trattato di un conflitto a bassa intensità che dunque ha permesso alcune delle operazioni necessarie a scongiurare l’infiltrazione di agenti chimici pericolosi nei suoli e nelle acque della regione (purtroppo non in tutti i casi).

Con l’ingresso dell’esercito russo – prima nella regione indipendentista e poi nel resto dell’Ucraina -, la possibilità di prendersi cura delle miniere di carbone è calata a zero. E questo fa temere per le conseguenze ambientali di lungo periodo.

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Donbass, un’enorme distesa di carbone

Il nome Donbass è un’abbreviazione di Donetsky Bassein, che fu coniato quando furono scoperti enormi giacimenti di carbone in quello che era il bacino del fiume Donetsk.

In questo bacino si trova una delle più grandi regioni minerarie del mondo, contenente 900 miniere tra attive e inattive. Si tratta di miniere profonde oltre 700 metri che dunque necessitano di essere regolarmente pompate per evitare che le acque sotterranee le inondino con conseguente pericolo di contaminazione.

Come scrive il Bulletin of the Atomic Scientists, “prima dell’inizio del conflitto (del 2014, ndr), il Ministero dell’ecologia e delle risorse naturali ucraino aveva identificato 4.240 siti come potenzialmente pericolosi, a causa di perdite di metano, rischi biologici e radiazioni. Prima dell’inizio della guerra, il ministero monitorava questi siti per gestire i rischi ambientali e sanitari”. 

Già con il conflitto tra i separatisti sostenuti dalla Russia nelle province orientali di Luhansk e Donetsk e il governo ucraino, dunque, la situazione era diventata più instabile e dunque pericolosa.

A partire dal 2018 – scrive Jessica McKenzie del Bollettinole acque reflue domestiche e industriali scorrevano non trattate nelle acque superficiali, aumentando l’inquinamento nel fiume Donetsk e provocando un aumento dei livelli di coliformi fecali”.

Il ministero dell’ambiente dell’Ucraina, poi, aveva identificato ben 35 miniere in cui già nel 2016 il pompaggio delle acque sotterranee era cessato provocandone l’allagamento.

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Sebbene, dunque, già negli anni successivi alla dichiarazione unilaterale di indipendenza dei filo-russi del Donbass la situazione ambientale era precaria, in quegli anni è stato comunque possibile agire in qualche modo quanto meno per monitorare la situazione.

Oggi, con l’Ucraina e la Russia in guerra, la situazione è totalmente fuori controllo. Il pericolo che si corre è elevato. Nelle acque che sommergono le cavità sotterranee possono dissolversi metalli pesanti come mercurio, piombo e arsenico e in questo modo contaminare le falde acquifere.

Come se non bastasse, in alcuni casi, queste cavità sotterranee sono state create attraverso detonazioni nucleari. Le acque alluvionali potrebbero quindi contaminarsi con i detriti di quelle esplosioni e essere successivamente trasportati dalle acque stesse.

In tre casi già nel 2016, dopo alcuni test, erano stati trovati livelli di radiazioni significativamente elevati nelle acque contenute in nelle miniere.

Dunque, fino a quando il conflitto in Ucraina non cesserà e si ristabilirà nella regione del Donbass un governo (ucraino, russo o indipendente che sia) in grado di gestire questa situazione, il pericolo che qualcosa possa andare storto e che le falde acquifere vengano irrimediabilmente compromesse con l’infiltrazione di agenti chimici o nucleari resta elevata.

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