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Effetto Greta, ridurre emissioni e rivedere il proprio stile di vita

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La crescente preoccupazione sulla crisi climatica e il cosiddetto “effetto Greta Thunberg” sta spingendo individui ed imprese a ripensare al proprio stile di vita per ridurre le proprie emissioni e investire in progetti di riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati.

Le ONG e le organizzazioni coinvolte nella riduzione delle emissioni hanno registrato un aumento quadruplicato negli investimenti da parte di persone che vogliono ridurre le proprie impronte di carbonio. Le agenzie che lavorano con le grandi aziende hanno visto un aumento degli investimenti nelle compensazioni di carbonio.

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ClimateCare, una compagnia che offre programmi per aiutare le aziende a compensare i residui delle emissioni di carbonio, ha visto un aumento delle compensazioni da 2 milioni di tonnellate a 20 milioni in questo periodo, secondo il CEO Edward Hanrahan.

Anche le organizzazioni più piccole hanno registrato questi aumenti. Caroline Pomeroy, direttrice della ONG Climate Steward, che compensa le emissioni di individui e piccole imprese, ha detto che le entrate da parte dei singoli individui sono aumentate di anno in anno del 156%, mentre un aumento dell’80% ha riguardato le imprese e le organizzazioni benefiche.

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“Compensazione” vuol dire calcolare le emissioni di carbonio prodotte e poi acquistare “crediti” equivalenti da progetti che prevengono o rimuovono le emissioni di una quantità equivalente di gas ad effetto serra. La compensazione da carbonio è controversa, alcuni sostengono che permetta ai grandi inquinatori e agli individui di comprare crediti di carbonio in cambio di una coscienza pulita mentre continuano ad utilizzare i combustibili fossili.

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Il prezzo di una tonnellata di CO2 non è stabile ma può variare in base alle richieste. Negli ultimi anni sono stati creati dei mercati per le emissioni di carbonio e le energie rinnovabili, e le compagnie e le ONG che ne fanno parte sono tenute a rispettare degli standard internazionali.

L’organizzazione Gold Standard è nata da un progetto del WWF e di altre ONG per valutare l’integrità di progetti che riducono le emissioni di carbonio e assicurano il loro contributo allo sviluppo sostenibile. Sarah Leugers, direttrice della comunicazione di Gold Standard, ha detto: “Tutti dovrebbero puntare alla riduzione delle emissioni il prima possibile ma per molti di noi è impossibile in questo periodo ridurle a zero, quindi acquistare e finanziare le emissioni da qualche altra parte nel mondo è il modo per accelerare”.

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I progetti a cui fa riferimento Gold Standard sono quelli che migliorano le condizioni per cucinare nei paesi in via di sviluppo, ad esempio fornendo fornelli a biogas o progetti che migliorano l’accesso all’acqua pulita, riducendo le emissioni legate agli incendi per far bollire l’acqua. Questi possono cambiare la vita delle persone nei paesi in via di sviluppo e avere un impatto reale sulle emissioni di carbonio.

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Secondo Gold Standard l’aumento di individui ed imprese che pagano per compensare le proprie emissioni di carbonio è quadruplicato: “Le persone vogliono entrare in azione e stanno cercando un modo per farlo. Noi lo vediamo come un modo per cui qualcuno può sentirsi importante e ridurre le proprie emissioni”.

La US Environmental Protection Agency nel 2015 ha calcolato che per ogni tonnellata di CO2 emessa nell’atmosfera sacrifichiamo una cifra tra gli 11$ e i 212$ in degradazione ambientale e impatto sociale.

David Hughes di Climate Stewards ha detto: “Quest’anno, l’intera economia legata alla compensazione delle emissioni di carbonio è decollata. È gratificante vedere molte persone che scelgono questa via, i numeri sono più che raddoppiati. Stiamo vedendo “l’effetto Greta”, l’impatto di Extinction Rebellion, l’impatto delle parole di David Attenborough, gli scioperi, tutto insieme”.

Ma secondo Hanrahan, mentre la compensazione da parte degli individui è da lodare, questa dovrebbe essere obbligatoria per le grandi multinazionali ed industrie come quella aerea: “La nostra posizione è che questo non dovrebbe essere opzionale o volontario. Aspettarsi che gli individui possano prendere una piena decisione su questa specifica area è una follia. Quello che vogliamo è uno scenario dove le grandi aziende sono obbligate a pagare un prezzo sulle emissioni di carbonio che rifletta l’impatto della società sull’ambiente e sulle emissioni e che paghino per ridurre le emissioni”.

Climate Steward ha fondato un progetto in Nepal grazie alla somma raccolta, dove sono stati costruiti 240 impianti per cucinare: ognuno consuma 6.5 tonnellate di CO2 in meno rispetto a quelli usati localmente e può durare per dieci anni.

Shanon Shah ogni anno era solito prendere un volo andata e ritorno per la Malesia per visitare la propria famiglia. Attraverso un prete anglicano è entrato in contatto con Climate Stewards e ha iniziato a vedere in che modo potesse compensare le proprie emissioni di carbonio.

Poi ho realizzato, non è abbastanza ridurre le emissioni dei voli che farò nel futuro. Mi sono messo a sedere e ho iniziato a ricordare tutti i voli fatti nella mia vita. Ogni volta che prendo lo stipendio compenso alcuni dei voli che ho fatto in un determinato periodo. Nel giro di sei o sette mesi sono riuscita a compensare tutti i voli che riesco a ricordare, circa trentacinque”. Shah sta continuando la sua missione per ridurre e mitigare le proprie missioni: “Da adesso ogni volta che prenoto un volo lo compenso”.

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Secondo Shanon Saha però l’industria aerea deve essere responsabile per le proprie emissioni. Le emissioni per i voli internazionali non sono calcolate nelle emissioni dei paesi e, secondo il protocollo di Kyoto, i voli non sono tassati né sull’IVA né sui carburanti. “Si sono esclusi da tutti questi protocolli ma dovrebbe esserci maggior pressione per fargli pagare.  Allo stesso tempo non è qualcosa che io posso fare come individuo”.

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Daniel Charlseworth di Stoke-on-Trent ha preso una decisione simile, quella di compensare per tutti i viaggi fatti in macchina. “Sono mesi che cerco una macchina elettrica ma non posso permettermela. Quindi ho iniziato a compensare i miei viaggi ogni giorno, circa sette sterline a mese. So che anche se migliaia di individui facessero questa azione non farebbe la differenza ma sento di essere responsabile per le mie emissioni. E se quello che faccio può convincere altre persone a farlo, può essere un cambiamento”.

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