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Economia, Lorenzo Fioramonti: “Il PIL ha fatto il suo tempo, seguiamo l’esempio del Costa Rica”

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Secondo l’ex ministro Lorenzo Fioramonti l’economia legata al PIL ormai è anacronistica, come dimostra l’esempio del Costa Rica. Come spiega nell’intervista esclusiva rilasciata a TeleAmbiente, “è il momento di ripensare un’economia legata alla sostenibilità e al rispetto del ambiente.”

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Può esistere una nuova economia, non più basata sul PIL ma su una gestione virtuosa delle risorse e dei consumi? Secondo Lorenzo Fioramonti si, basta seguire l’esempio di paesi come il Costa Rica.

Faccio spesso l’esempio tra Stati Uniti e Costa Rica,” spiega Fioramonti”, perchè i primo sono da sempre considerati l’esempio del successo economico, e la principale economia del mondo, mentre il secondo è un paese che conosco bene avendoci lavorato nella fase precedente la mia attività politica.”

“Quando uno pensa agli USA pensa al lusso, alla realizzazione economica, all’opulenza, tutto questo ha a che vedere con un modello che chiamo Modello di Crescita del PIL. Quando pensiamo che il PIL sia un indicatore di successo, di performance economica, di grandezza economica, non commentiamo un errore, però al tempo stesso siamo ormai imbevuti pieni di questa visione.”

“Noi riconosciamo gli americani come un esempio, come l’economia più sviluppata del mondo, poi se però andiamo a vedere cosa accade scopriamo, per esempio che gli americani vivono in media molto di meno di altri cittadini di altri paesi paesi, magari meno ricchi dal punto di vista del PIL, scopriamo che le scuole in America sono molto meno efficienti di tanti paesi che secondo il PIL dovrebbe essere più poveri o scopriamo, per esempio che tante persone negli Stati Uniti d’America muoiono di malattie e di condizioni cardiovascolari che in tanti altri paesi fanno molti meno morti perché semplicemente mangiano meglio.”

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“In qualche modo questo ci dà delle informazioni diverse da quello che ci aspetteremo, poi andiamo in Costa Rica, qualche migliaio di chilometri a sud e troviamo un paese che secondo il PIL dovrebbe essere sottosviluppato eppure dove le scuole funzionano benissimo, anzi a tutti è garantita l’istruzione pubblica ed è fra i Paesi con il più alto livello di apprendimento.”

“Questo ci spiega che il PIL ci dice quanto spendiamo, ma non ci dice mai nulla su come spendiamo. Io  ai miei studenti faccio questo esempio: è come se vedessimo una persona con delle buste della spesa che esce dal supermercato e dicessimo guarda quanto sta bene,ma non sappiamo cosa c’è dentro, se dentro ci sono delle cose che fanno male, se dentro c’è l’inquinamento, c’è la distruzione dell’ambiente.”

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Anche se qualcuno, soprattutto sui cibi spazzatura, ha cercato di cambiare qualcosa, come Michelle Obama e la sua lotta all’obesità, impegno per cui lo stesso Fioramonti si è espresso fortemente in Italia, ricevendo però critiche aspre dagli industriali: “Sì, c’è una lunga storia di soprusi che a che vedere col nostro sistema economico, il nostro sistema industriale.”

“Mi fa molto piacere che lei abbia ricordato come la battaglia di Michelle Obama sulla lotta all’obesità infantile sia stata così importante nella storia degli Stati Uniti d’America, ed è stata osannata da tantissime persone anche in Italia, poi quando abbiamo cominciato anche grazie alla mia posizione a parlare di introdurre logiche simili nel nostro paese si è subito ridicolizzata, sono stato descritto come quello che voleva tassare le merendine e così è finita.”

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“Mi dispiace molto perché nel nostro paese abbiamo una lunga cultura  dell’alimentazione. C’è stato un periodo in cui in Italia ci siamo sentiti inferiori rispetto agli americani. La mia la mia adolescenza, fine anni 80 primi 90, è quella in cui il modello americano arriva in Italia con tutta la sua potenza. A quei tempi il ragazzo che va a scuola con il panino con la mortadella era considerato un poveretto mentre quello che andava a scuola con la merendina confezionata era considerato uno intelligente, uno figo, noi dobbiamo  ribaltare questa convinzione, questa percezione e tornare apprezzare le cose italiane le cose che hanno distinto le nostre eccellenze.”

“La nostra dieta mediterranea ci ha regalato, per esempio, una vita lunga, per molti anni siamo stati quelli con l’aspettativa di vita più longeva e quindi dobbiamo tornare ad apprezzare queste cose che hanno fatto grande il nostro paese possono continuare a farlo. Mi dispiace che dal punto di vista alimentare ma non solo quello ci siamo messi a scimmiottare gli americani.”

In Italia l’obesità infantile era sconosciuta, oggi è diventato un problema, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’obesità infantile soprattutto al sud endemica, cioè un malessere di carattere strutturale.”

È arrivato quindi il momento di ripensare totalmente la politica economica dei paesi industrializzati, come sta succedendo per esempio in Sudafrica. “L’economia,” spiega Fioramonti, “non può essere semplicemente un sistema di produzione, ma deve essere un sistema di miglioramento della qualità della vita di tutti e quindi quelle condizioni di sfruttamento che erano alla base della produzione economica fino agli anni Ottanta e Novanta sono stati in Sudafrica completamente messi in discussione e ripensati.”

E in Italia invece? “Il problema è che non se ne parla. Mi piacerebbe che alcune di queste tematiche trovassero più spazio sulle prime pagine dei giornali all’interno dei dibattiti culturali in televisione. Io non riesco mai ad avere uno spazio per parlare di queste cose in una qualunque rubrica televisiva perché tutto è gossip tutto è banalizzato, come se noi fossimo un paese che non è in una crisi profonda ormai da tanto tempo.”

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La speranza può venire dal Recovery Found allora? “Spero che questo governo di cui ho fatto parte, i cui membri conosco bene, abbia la capacità e il coraggio di dire basta, noi non possiamo proseguire sulla strada del passato, non possiamo semplicemente utilizzare una retorica di facciata che non abbia corrispondenza nelle cose che facciamo, nelle applicazioni che noi realizziamo: noi dobbiamo essere in grado di dire per esempio, basta grandi infrastrutture inutili.

“Ogni tanto che c’è qualche soldo che arriva in Italia ricominciamo a parlare di Ponte sullo Stretto di Messina, come se questa fosse una priorità, come se questo porterebbe chissà quale risultati all’economia mentre noi sappiamo che in genere quando abbiamo cercato di realizzare grandi infrastrutture ci abbiamo impiegato 30 anni, quindi quando l’abbiamo finita erano già vecchie, foraggiando intanto corruzione e cattivi impatti sul territorio.”

“Lo stesso vale per il settore industriale; io nel libro parlo di incentivi alle imprese, di tagli alle tasse per le imprese, ma di alcune imprese, non di tutte, ma solo di quelle che si stanno modernizzando, che si stanno rinnovando, le imprese che pensano alla salute dell’ambiente non quelle che lo distruggono, non quelle che sfruttano i lavoratori.”

“Questa deve essere la visione coraggiosa che deve animare la nostra capacità di spesa di investimento di quei famosi 209 miliardi che tra qualche mese cominceranno ad arrivare”

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