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Economia circolare, Banca Mondiale: basta incentivi al consumo di risorse naturali

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Economia circolare. Abolire i sussidi a chi consuma le risorse naturali.

È la proposta della Banca Mondiale per andare incontro a quella transizione verso l’economia circolare decisa dal Consiglio europeo mentre a New York si discuteva di cambiamenti climatici.

Saranno infatti i principi dell’economia circolare a guidare l’Europa verso la definizione dei parametri per un investimento “sostenibile”.

Tra gli obiettivi da rispettare ci sono anche la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento, la protezione e ripristino della biodiversità.

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Come ha ricordato Mika Lintila, Ministro delle Finanze finlandese (Paese alla guida del Consiglio europeo fino a dicembre e che ha fatto dell’agenda verde una priorità), questo non è un passaggio formale ma uno step decisivo perché “la partecipazione del settore privato è fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. Per aiutare gli investitori, un primo passo importante consiste nell’avere una visione condivisa del concetto di sostenibile”.

Della stessa idea anche la vice presidente per lo Sviluppo Sostenibile della World Bank, Laura Tuck, che durante il World Circular Economy Forum di Helsinki ha detto: “ci sono molti e importanti modi con cui il settore privato può spingere l’economia circolare, uno di questi è il design di prodotto”.

“Ad esempio – ha ragionato Tuck – gli additivi tossici nelle plastiche possono creare grossi problemi in fase di riciclo, specialmente nei Paesi in via di sviluppo che soffrono la mancanza di regolamentazione e gestione politica del problema. La World Bank può aiutarli a migliorare questo aspetto, ma le aziende, in primo luogo, dovrebbero evitare questi additivi. I governi hanno poi un ruolo importante: dovrebbero premiare il privato che fa innovazione e design di prodotto intelligente, o invece multare per i costi associati all’utilizzo di materiali pericolosi”.

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Cavallo di battaglia della World Bank è l’abolizione di incentivi che incoraggiano lo sfruttamento delle risorse naturali.

“Economia circolare vuole dire usare meno risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili e minerali, e gestire con cura quelle rinnovabili – ha spiegato Tuck – sfortunatamente, molti Paesi ricevono ancora oggi sussidi su combustibili fossili, agricoltura, pesca, acqua e così via. Abbiamo dati che mostrano come questi aiuti siano inefficienti sotto molti punti di vista, specialmente per supportare i Paesi poveri, mentre aggravano tanto il consumo di materie prime quanto l’inquinamento e le emissioni di gas serra. E di certo non aiutano l’economia circolare”.

Ad oggi, a livello mondiale, i sussidi ai combustibili fossili toccano i 270 miliardi di dollari l’anno.

“Tra gli altri impatti – ha detto Tuck – riducono artificialmente il costo della plastica vergine e rendono complessa la competizione sul mercato per quella riciclata”.

Insomma, la strada da seguire per la World Bank è chiara: abolire i sussidi e implementare politiche come le quote di pesca, le pollution charge, il carbon pricing e altre iniziative fiscali che incoraggino la transizione alla circolarità.

 

 

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