ECONOMIA CIRCOLARE, QUAL E’ LA STRADA INTRAPRESA DALL’ITALIA?

Economia Circolare. Presentati a Roma, nel corso della prima conferenza annuale, i risultati della Piattaforma Italiana per l’Economia Circolare ICESP, iniziativa gemella di quella europea (ECESP).

Una piattaforma, che riunisce 60 stakeholder dell’economia circolare in rappresentanza di società civile, imprese, istituzioni e ricerca, nata con l’obiettivo di creare un punto di convergenza nazionale su iniziative, esperienze, criticità e prospettive dell’economia circolare.

Ad aprire i lavori, la Senatrice Patty L’Abbate, che ha da subito sottolineato l’importanza di continuare a parlare e fare economia circolare.

“Bisogna – ha detto – attuare una politica efficace di tutela e gestione dei rifiuti chiudendo i cicli. L’Italia e l’Europa sono fuori scala oltre al riscaldamento globale, anche sul consumo di suolo, su cicli azoto e fosforo e sulla biodiversità”.

Secondo la Senatrice, “la salvezza è possibile soltanto se interventi urgenti, tecnico-scientifici e politici, riescono di nuovo a «chiudere» i cicli naturali, il cerchio della natura”.

Sarà quindi fondamentale – ha poi concluso la Senatrice – “capire i punti critici di questa transizione, per poter sostenere il tessuto delle PMI, e non solo i produttori ma anche i trasformatori, le aziende di servizi. Dovrà nascere una nuova filiera, la filiera inversa, le ‘fabbriche dei materiali’, e possiamo farlo solo con un approccio sistemico che tiene conto della complessità del sistema ecologico-economico-sociale. Se vogliamo che il cerchio si chiuda per allinearsi con gli ecosistemi naturali nei quali non esistono rifiuti e povertà, si dovrà in futuro ottimizzare il ‘valore circolare’, e ai tre principi base dell’economia circolare dovranno essere aggiunti altri tre principi: il principio di equità circolare, il principio di accesso circolare, il principio dell’abilità circolare”.

“L’economia circolare è fondamentale per affrontare le attuali problematiche ambientali – ha dichiarato invece il presidente dell’Enea, Federico Testa, spiegando come sia fondamentale usare “meglio, di più e fino in fondo le materie che abbiamo a disposizione, senza buttare via nulla”.

Per Testa, “è necessario individuare modelli concreti di gestione dell’economia circolare.

Occorre, al di là dello slogan, comprendere come concretamente si possono individuare le iniziative e le esperienze che funzionano, replicarle e portarle là dove non sono presenti, per rendere la tematica dell’economia circolare sentita e diffusa nel nostro paese”.

L’economia circolare infatti non è qualcosa di futuristico. Fa parte del nostro  presente.

Un settore che Italia conta 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l’1,5% del valore  aggiunto nazionale.

Un settore che impiega oltre 575mila lavoratori e che diventa ogni anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati, ma che ancora vede profonde discrepanze tra le varie Regioni, se non città italiane.

Una buona notizia arriva dal Ministero dell’Ambiente.

I decreti ‘end of waste’, quelli che a termini di legge stabiliscono che un materiale riciclato non è più rifiuto ma ‘materia prima seconda’ da inserire nel ciclo produttivo per realizzare finalmente una economia circolare, sono in arrivo “da qui ai prossimi mesi, forse anche mercoledì al prossimo Consiglio dei ministri”.

A dirlo, il Sottosegretario all’Ambiente, Salvatore Micillo, per il quale “rafforzare l’economia circolare, le pratiche che la realizzano, significa dare forza ai territori che eccellono nella raccolta differenziata e mettere un inceneritore in quel territorio significa non incentivare la differenziata”.

“Un segno – ha sottolineato poi Micillo – della forte volontà del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, di intervenire su un tema che in virtù delle lungaggini burocratiche sta rallentando molte realta’ virtuose nel campo dell’economia circolare nate sul territorio”.

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