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Ecomafie, nel 2020 emerse numerose irregolarità in impianti di rifiuti

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Nel 2020 meno della metà degli impianti che effettuano attività di stoccaggio e messa in riserva, trattamento dei veicoli fuori uso e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) operano in totale conformità con la normativa, per via di numerose irregolarità amministrative e penali.

Lo riferisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, dopo l’audizione dei rappresentanti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), sottoposto alla vigilanza del ministero della Transizione ecologica.

In una nota, la Commissione Ecomafie ha riportato che “gli auditi hanno dichiarato che sono emerse irregolarità sia amministrative, relative per esempio alla non corretta tenuta dei registri di carico e scarico, sia penali, connesse in particolare alla non corretta tenuta delle aree di stoccaggio”, precisando che “Ispra ha programmato in collaborazione con il ministero dell’Ambiente lo svolgimento di 350 controlli annuali aggiuntivi in impianti a che presentano maggiori criticità”.

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Nel corso del 2020 Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (di cui fanno parte l’Ispra e le agenzie regionali per l’ambiente) è intervenuto in 47 casi di incendi nel settore rifiuti, concentrati in particolare in Lombardia, Veneto, Campania, Emilia Romagna, Calabria e Umbria, dato in diminuzione rispetto al 2019.

Ispra – ha infine spiegato la Commissione Ecomafie – sta intensificando la collaborazione con le forze di polizia per razionalizzare i controlli.

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Come rileva il presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli “il processo di transizione ecologica e l’apertura di nuovi impianti nel settore dell’economia circolare renderà necessari nuovi pareri e controlli, per i quali Snpa dovrà essere dotato di risorse adeguate. Vorrei inoltre sottolineare l’importanza di andare verso una sempre maggiore uniformità delle attività delle Arpa, anche attraverso l’atteso decreto sui Livelli essenziali delle prestazioni ambientali”.

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