ECOFORUM, SBLOCCARE GLI ASPETTI NORMATIVI PRESENTI PER VINCERE LA SFIDA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Ecoforum. Filiera del riciclo Made in Italy, buone pratiche, ostacoli non tecnologici e gestione dei rifiuti, sono i temi al centro della prima giornata dell’EcoForum. Il convegno organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in collaborazione con il Conou  (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati).

Sul palco della quinta edizione del Forum, le migliori esperienze del settore per sviluppare proposte concrete per la crescita dell’economia circolare, che rappresenta per l’Italia un svolta epocale per l’ambiente ma anche per l’economia, la creazione di posti di lavoro e la salute dei cittadini.

Basti pensare che tra le urgenze ambientali, al primo posto troviamo la gestione dei rifiuti (37%), seguita dalla messa in sicurezza del territorio (36%) e dalla strategia energetica a favore delle fonti rinnovabili (28%).

Il 4 Luglio prossimo inoltre, entreranno in vigore le quattro Direttive europee del “Pacchetto Economia Circolare” che modificano le sei Direttive su rifiuti, imballaggi, discariche, Raee, veicoli fuori uso e pile.

Un’occasione per il nostro Paese, che vanta tante esperienze di successi di economia circolare e riuso, per assumere il ruolo di leader a livello internazionale.

In quest’ottica, fondamentali sono: il superamento delle barriere non tecnologiche (i tanti attesi Decreti End of Waste e norme certe sulle materie prime e seconde); la piena ed effettiva attuazione del Green Procurement e dei Criteri Ambientali Minimi ed il rafforzamento del Sistema dei Consorzi Obbligatori.

“L’economia circolare nel nostro Paese è già una realtà in diversi territori grazie al lavoro prezioso di istituzioni, società pubbliche e aziende private virtuose – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – ma per far decollare il settore serve rimuovere gli ostacoli non tecnologici ancora presenti nel nostro Paese. La burocrazia asfissiante, l’inadeguatezza di alcuni enti pubblici, le autorizzazioni sbagliate, i decreti “end of waste” sulle materie prime seconde che non arrivano mai, il mancato consenso sociale per la realizzazione dei fondamentali impianti di riciclo sono questioni che vanno affrontate una volta per tutte per voltare pagina in tutto il territorio nazionale”.

Interessanti sono i dati emersi dall’indagine sulle Opportunità di Business e di innovazione dell’Economia circolare e industria 4.0 realizzata dal Laboratorio Manifattura Digitale del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova e Legambiente.

Ad oggi, il principale modello di business praticato è legato al recupero delle risorse (61% delle imprese) o alla fornitura di input di natura circolare(31,6% delle imprese).

Le imprese hanno investito soprattutto nelle attività di marketing e commerciali (61,7%) e nelle attività di ricerca e sviluppo e rinnovo del portafoglio prodotti (47,9%).

Il 52% delle imprese dichiara inoltre che l’occupazione è aumentata a seguito dell’adozione di pratiche di economia circolare, attraverso sia l’assunzione di nuove figure tecniche sia l’aggiornamento delle risorse interne.

Inoltre, l’investimento sul fronte dell’economia circolare è avvenuto in prevalenza con capitale proprio per l’80% delle imprese, attraverso la collaborazione con fornitori di materiali (57,8%) e università o centri di ricerca pubblici (48,9%).

Le principali difficoltà riscontrate non sono di natura tecnologica, quanto piuttosto legate ad una legislazione inadeguata o contraddittoria (48,9%), oppure connesse al prezzo dei prodotti “circolari” realizzati (48,9%), in cui il mercato spesso non è in grado di riconoscere (e quindi pagare) il reale valore.

La trasformazione verso l’economia circolare richiede quindi:

– un ruolo attivo, strategico delle imprese nel ripensare processi, intenti e relazioni di filiera;

– un ruolo abilitante giocato dalle tecnologie 4.0 come strumento di conoscenza e monitoraggio nell’uso delle risorse e dei prodotti;

– la disponibilità di modalità di finanziamento che consentano di accedere sia a capitale di rischio e di finanziamenti in grado di valutare il potenziale innovativo e di redditività delle strategie legate all’economia circolare;

– interventi normativi che fa un lato semplifichino e rendano più chiare le opportunità di riuso e riciclo dei materiali in un’ottica di “chiusura del cerchio” e dall’altro sostengano e spingano l’adozione di modelli di economia circolare.

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