Ecoforum 2022, sulla raccolta differenziata Italia ancora indietro

323
0

L’EcoForum 2022 giunge alla sua IX edizione. L’evento è organizzato da Legambiente, la Nuova Ecologia e Kyoto Club.

L’economia circolare è sempre più un settore chiave capace di creare benefici per l’ambiente e al contempo nuove figure lavorative. I cantieri dell’economia circolare hanno presentato uno studio di Legambiente sulla qualità della raccolta differenziata oltre ad un sondaggio Ipsos sul rapporto degli italiani con la raccolta differenziata.

L’EcoForum 2022 giunge alla sua IX edizione. L’evento è organizzato da Legambiente, la Nuova Ecologia e Kyoto Club.

Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente, ha dichiarato a TeleAmbiente: “Abbiamo presentato uno studio sul tasso di riciclo, e quindi sulla raccolta differenziata, perché noi siamo abituati a parlare in termini di percentuale di raccolta
differenziata, che è una condizione necessaria ma forse non più
sufficiente per gli obiettivi ambiziosi a livello europeo. Dobbiamo
iniziare a parlare anche di qualità della raccolta differenziata, di
quanta ne va a finire negli impianti ma, soprattutto, di che qualità
è, quindi, come cercare di intercettare tutti i flussi di materia
dall’organico, alla plastica, al metallo, legno, carta, cartone che produciamo in casa e che creano un problema agli impianti se si mischiano durante i flussi. Gli obiettivi che dobbiamo adesso porci sono quelli di avere un taso di riciclo molto elevato, è vero che ricicliamo intorno al 63% come media nazionale ma abbiamo il tasso di riciclo del 48% quindi dobbiamo colmare questo 20% e la qualità in questo è fondamentale.”

Riccardo Piunti, presidente CONOU: “Il CONOU è la prova vivente che l’economia circolare si può fare. Se l’Europa si preoccupa dei tassi di riciclo, noi rigeneriamo il 98% dell’olio minerale usato. Abbiamo un sistema rodato, che lo va a cercare in 100mila punti diversi di tutta Italia e non si limita a raccoglierlo, per evitare che venga sversato, cosa che sarebbe assolutamente negativa perché è un rifiuto pericoloso, ma lo rigeneriamo per il 98%. Si può arrivare a questi tassi di recupero, lo si deve fare curando la qualità della raccolta perché ovviamente per arrivare al 98% bisogna gestire il tema della qualità altrimenti si rischia di avere delle percentuali elevate di materiale che non è rigenerabile.

Altro tema importante è la creazione di posti di lavoro, si pensa sempre che un cambio di paradigma, di modo di fare industria possa essere distruttivo e che finisca per creare legioni di disoccupati, questo non è vero noi abbiamo la nostra esperienza, le aziende che lavorano per noi sono in continua crescita e sviluppo e si stanno sempre più arricchendo di professionalità, anche molto elevate. Chi si occupa di processi industriali ha bisogno sempre più di chimici, di persone che siano in grado di gestire il problema della qualità.”

Articolo precedenteMarmolada, sale l’attenzione sugli altri ghiacciai italiani. Una ricerca fotografica racconta il loro scioglimento
Articolo successivoScoperta una nuova specie di ninfea gigante: è la più grande del mondo – La Fotogallery