Ecofascisti, il nuovo libro di Francesca Santolini

L’autrice: “Finora l’estrema destra è stata negazionista sul cambiamento climatico, ora lo riconosce ma propone nuove soluzioni. L’ecofascismo però non è affatto una novità assoluta”.

Le ultime elezioni europee lo hanno certificato chiaramente: in quasi tutti i 27 Paesi dell’Ue, la destra (moderata ed estrema) è in fortissima ascesa. Specialmente tra i partiti più estremisti, tradizionalmente negazionisti del cambiamento climatico, la visione ambientale sta cambiando radicalmente. È ciò di cui avverte Francesca Santolini, giornalista ambientale e scrittrice, nel suo ultimo saggio, Ecofascisti, edito da Einaudi.

La destra, soprattutto quella estrema, finora ha sempre negato che il cambiamento climatico sia causato dall’uomo, o quantomeno ha respinto ogni strategia di adattamento e mitigazione suggerita dalla scienza. Cosa sta accadendo ora?

Si è passati dal negazionismo ad una sorta di nazionalismo verde o, nei casi più estremi, all’ecofascismo: si riconosce l’esistenza della crisi ambientale, ma viene strumentalizzata per proteggere e difendere i confini. Sostanzialmente, l’ecofascismo è la risposta dell’estrema destra, in chiave identitaria e patriottica, alla crisi climatica“.

Abbiamo sempre visto l’ambientalismo come una battaglia di sinistra o comunque progressista, ora però cosa sta cambiando? 

Quello di pensare che l’ambientalismo sia una prerogativa della sinistra è un bias cognitivo. In realtà, il rapporto tra destra ed ecologia è molto antico e risale, nella sua incarnazione storica, all’ala verde del partito nazista e, ancora prima, a metà ‘800. Il tema del nazionalismo era fortemente collegato alla protezione dell’ambiente, il famoso motto nazista ‘sangue e suolo’ significava che la purificazione ambientale va di pari passo con la purificazione razziale. Per i nazisti, solo il popolo tedesco aveva diritto di vivere sul sacro suolo. Io non penso che i nazisti avessero davvero a cuore l’ambiente, ‘sangue e suolo’ servì a sterminare gli ebrei e ad alimentare la propaganda. Va detto, però, che nella cultura nazista il culto dell’ambiente, dell’agricoltura biologica e di un’alimentazione sana erano componenti fondamentali. Il Terzo Reich approvò delle leggi che su questi temi erano all’avanguardia, poi non dimentichiamo che Hitler era vegetariano e Himmler un animalista convinto. C’era un certo culto dell’ambiente, ma era chiaramente una manipolazione della realtà funzionale alla loro propaganda“.

Tornando ai giorni nostri, l’ambientalismo sta diventando una preda della propaganda politica? 

L’ambientalismo ha una componente sociale fortissima, non prevede nessuna deriva autoritaria. Oggi certi discorsi stanno tornando tra l’estrema destra che in tanti Paesi, come dimostrano le ultime elezioni europee, viaggia con percentuali a doppia cifra. L’ecologia è una scienza, non ha connotazioni politiche, siamo noi a darle, ma bisogna essere bravi a raccontare la transizione ecologica rispetto a come abbiamo fatto finora. In linea generale, c’è una certa avversione verso la transizione ecologica per via della guerra culturale del populismo: in quest’ultima campagna elettorale, il nemico non erano più i migranti, ma l’auto elettrica, le alternative agli allevamenti intensivi, le case green, i tappi di plastica delle bottiglie… Dobbiamo migliorare la narrazione progressista della transizione ecologica, finora ha convinto più quella delle destre. Ecofascisti serve proprio a smascherare il populismo sul tema dell’ambiente e quindi a conoscere il rapporto storico tra ecologia e destra radicale“.