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Ecocidio dell’Amazzonia, Bolsonaro rischia di finire davanti al tribunale dell’Aia

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Il primo ministro brasiliano Jair Bolsonaro potrebbe essere richiamato dalla Corte penale dell’Aia per il modo vergognoso con il quale ha gestito la foresta pluviale più grande al mondo. L’ accusa  è di ecocidio a seguito delle denunce di ambientalisti e popolazioni indigene che hanno assistito alla distruzione di buona parte del loro ambiente.

La Corte penale internazionale potrebbe trovarsi nella posizione di dover giudicare il presidente brasiliano Jair Bolsonaro per la mala gestione della foresta Amazzonica, dopo processi contro criminali internazionali, tiranni e dittatori. In seguito alle accuse mosse dal capo ultranovantenne del popolo Kaypo, depositate ufficialmente dal procuratore Fatou Bensouda, quello di Bolsonaro potrebbe costituire il primo caso, per il tribunale dell’Aia, associato a questioni ambientali.

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Tra le imputazioni, oltre alla cancellazione delle politiche a tutela dell’ambiente, anche la violazione dei diritti umani dei popoli che abitano l’Amazzonia e quindi l’accusa di crimini contro l’umanità.

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Da quando è salito a capo del paese, Bolsonaro ha ridotto drasticamente le attenzioni rivolte alla salvaguardia della foresta, compromettendo anche importanti accordi internazionali come quello tra l’Europa e il Mercosur, sostenendo le pratiche di deforestazione che hanno distrutto più di 11.000 i km2 di aree boschive.

La richiesta di esaminare il caso è stata avanzata dall’avvocato William Bourdon che ha dichiarato “è una corsa contro il tempo per salvare l’Amazzonia dalla devastazione”.

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Marcio Astrini, segretario esecutivo dell’Osservatorio sul clima, ha affermato: “È spaventoso vedere che c’è un attacco coordinato al clima, alla foresta e alla sua gente”. Non contento, per far indietreggiare gli attivisti, Bolsonaro ha sfruttato l’intervento dell’esercito concedendogli anche la gestione del distretto forestale favorendo operazioni di estrazione sempre più frequentemente.

Di Francesco De Simoni

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