Home Attualità Approvato il Dl Superbonus, timori da banche e imprese

Approvato il Dl Superbonus, timori da banche e imprese

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A protestare non solo le opposizioni, ma anche gli operatori economici interessati e Confindustria: “Rischio crollo del Pil”. 

Il Dl Superbonus voluto dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è legge. Dopo l’ok del Senato, il testo è stato approvato anche alla Camera con 150 sì e 109 no: tra le novità più significative, lo ‘spalma-crediti’ da quattro a dieci anni per le spese relative ai bonus edilizi da quattro a dieci anni, con effetto retroattivo (a partire da gennaio 2024).

Slittano plastic e sugar tax

Nello stesso decreto legge, tuttavia, ci sono anche altre misure, tra cui una che poco ha a che fare con l’edilizia ma ha un impatto significativo a livello ambientale o sulla salute: la plastic tax, che doveva entrare in vigore all’inizio di luglio 2024, slitta a luglio 2026, mentre la sugar tax viene rimandata da luglio 2024 a luglio 2025.

Le altre misure

Sempre nello stesso Dl Superbonus, viene previsto lo stop (a partire dall’inizio del 2025) alla compensazione per banche e assicurazioni dei crediti da bonus edilizi con i contributi Inps e Inail. E ancora: banche, assicurazioni e intermediari che abbiano acquistato i crediti a un corrispettivo inferiore al 75%, a partire dal 2025 dovranno applicare alle rate la ripartizione in sei quote annuali.
Per il 2025 sarà istituito un fondo da 35 milioni di euro per chi sostiene spese per interventi da Superbonus e antisismici sugli immobili danneggiati dai terremoti avvenuti a partire dal primo aprile 2009 (esclusi quelli dell’Aquila di quell’anno e del Centro Italia del 2016, già finanziati a parte con un precedente decreto). Previsto anche un fondo da 100 milioni per i contributi a favore delle Onlus, delle Organizzazioni di volontariato e delle Associazioni di promozione sociale per interventi di riqualificazione energetica e strutturale su immobili iscritti nello stato patrimoniale e utilizzati direttamente per lo svolgimento delle loro attività.
Dal 2028 e fino al 2033, infine, i bonus ristrutturazioni scenderanno dal 36% al 30%.

Le proteste 

A protestare non sono solo le opposizioni, come Pd, M5S, Avs e perfino Italia Viva, che sottolineano come il nuovo Dl Superbonus sia la trentaduesima modifica negli ultimi quattro anni e la tredicesima nell’attuale legislatura, tradendo la fiducia nello Stato di cittadini e imprese. E sono proprio le imprese a criticare l’ennesimo cambio delle norme in corso d’opera.
Il governo fa l’opposto di quanto promesso in campagna elettorale, scaricando su centinaia di migliaia di famiglie e imprese il prezzo della propria inettitudine. La scusa dei costi non regge, soprattutto considerando che più della metà dei crediti è stata maturata sotto questo governo” – l’affondo di Marco Lacarra, Ubaldo Pagano e Claudio Stefanazzi, deputati Pd – “C’è di peggio, dall’anno prossimo si tornerà ad agevolazioni fiscali del 30%. Invece di regolare un’uscita progressiva e ordinata dal Superbonus, la destra sceglie uno shock al settore edilizio, cardine della nostra economia. Queste scelte saranno pesantissime in termini di Pil e posti di lavoro persi“.
Emanuele Orsini, nuovo presidente di Confindustria, ha commentato così: “La misura del Superbonus andava chiusa, ma non così, dall’oggi al domani e con norme retroattive. Facciamo almeno finire i lavori alle imprese, che devono potersi fidare. Vorremmo aprire un tavolo col governo, sediamoci a capire insieme il percorso di uscita, in maniera costruttiva“.
Ad esprimere timore e perplessità anche Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi): “Attendiamo le valutazioni del governo, ma famiglie e imprese rischiano il default. Le banche, che sono i maggiori acquirenti dei crediti, con la riduzione dell’ambito di compensazione, saranno costrette a fermarsi ma bisognerà trovare forme diverse per animare il mercato. Altrimenti imprese, condomini e famiglie si ritroveranno inguaiati in situazioni che li portano in default“.