DL GENOVA, LEGAMBIENTE IN PIAZZA CONTRO IL CONDONO DI ISCHIA E DEL CENTRO ITALIA

Condono. Sit in di Legambiente in piazza per ricordare che servono azioni e interventi concreti per contrastare l’abusivismo che avanza.

Un fenomeno che nel 2017 in Italia, stando ai dati diffusi dal Cresme, ha visto la creazione di circa 17.000 nuove case abusive.

Al grido di “no condoni“, l’associazione ambientalista chiede ai parlamentari «un atto di responsabilità modificando il testo del decreto, perché la soluzione per Ischia e per il Centro Italia non può essere quella del condono, che premia ancora una volta i furbi e penalizza i cittadini onesti. Tra l’altro oltre a sanare case abusive, verrebbero previsti anche contributi pubblici».

 

QUALI SONO I CONDONI NASCOSTI NEL DECRETO?

“Il primo, quello per Ischia colpita dal terremoto del 2017 – spiega l’Associazione – è nascosto con l’imbroglio nell’articolo 25 del decreto attraverso l’estensione delle condizioni del condono del 1985 a tutte le istanze.

In pratica nei comuni colpiti dal sisma nell’isola campana, attraverso un salto indietro di 33 anni, si potrebbero condonare immobili insanabili per la legge del 2003, rifacendosi alla legge del condono del 1985, quella del Governo Craxi, che consentiva di sanare le case costruite anche in aree sottoposto a vincolo paesaggistico, idrogeologico e culturale e bypassando così quella più restrittiva del 2003 e quella del ’94 (che imponeva limiti volumetrici).

Il secondo condono invece, quello per le zone del centro Italia ferite dal sisma del 2016, contenuto nell’articolo 39-ter del Decreto Genova, permetterebbe nelle quattro regioni del Centro Italia di sanare gli abusi recenti fatti negli ultimi 13 anni dall’ultimo condono del 2003. In più – sottolinea Legambiente – consentirebbe la possibilità di sanare un aumento di volumetria fino al 20% utilizzando le norme del Piano Casa e di aumentare la tolleranza dal 2 al 5 per cento di incremento di volumetria per cui una difformità edilizia non viene considerata tale”.

 

Lo stesso Ministro dell’Ambiente, solo qualche giorno fa aveva parlato di un suo “disagio” espresso durante il Consiglio dei Ministri per le norme su Ischia contenute nel decreto ricordando di aver “sequestrato le case abusive quando era generale”.

“Resta il riferimento all’anno 1985, che andrebbe modificato, anche per non determinare disparità di trattamento con gli altri cittadini italiani – scriveva Costa in un lungo post sulla sua pagina Facebook – Se il Parlamento apporterà altri miglioramenti, ne sarò ancora più lieto. Il Parlamento è sovrano. È una frase che, da uomo dello Stato, dico spesso e mai come in questi giorni ne ho conferma”.

L’auspicio del Ministro Costa è sempre stato che le Camere rivedessero la norma in modo che il testo fosse più “conforme al senso di giustizia”, augurandosi che il lavoro dell’Aula potesse renderlo “più accettabile”.

 

Dalla piazza, il Cigno Verde lancia poi le sue proposte di modifica al Decreto Genova affinché vengano stralciate le norme salva abusi.

DI QUALI NORME SI TRATTA?

1) nell’articolo 25 del Dl Genova si cancelli la frase finale del comma 1 “per la definizione delle istanze di cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui a Cap. IV e V della legge 28 febbraio 1985, n.47);

2) si preveda, attraverso un nuovo emendamento, lo stanziamento di risorse economiche per far assumere nei tre comuni terremotati di Ischia per i prossimi sei mesi alcuni tecnici (ingegneri, architetti, geometri) per valutare più velocemente le pratiche di condono;

3) per la parte riguardante gli interventi nelle aree del centro Italia colpite dal sisma, si elimini la possibilità di sanare difformità fino ad agosto 2016 modificando l’articolo 39-ter e si mantengano, invece, i termini del condono del 2003 come data massima;

4) si elimini quella deroga che fa aumentare la tolleranza dal 2 al 5 per cento di incremento di volumetria per cui una difformità edilizia non viene considerata tale, con la conseguenza che non si pagheranno multe e si potrà ricevere il contributo pubblico anche per quell’aumento di volumetria».

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