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Divieto di fumo all’aperto, presentato un Ddl alle Camere. Stop anche alle e-cig

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Divieto di Fumo. “Entro il 2030 non permetteremo più di fumare all’aperto”. Ad annunciarlo è il sindaco di Milano Giuseppe Sala, durante un incontro con i cittadini nel quartiere Isola.

Il motivo? “Perché la questione ambientale non è solo traffico o riscaldamento”.

Sala ha spiegato che questo provvedimento è inserito all’interno del Regolamento Aria-Clima, che sarà discusso prossimamente dal Consiglio comunale e che spera sia approvato entro marzo.

In ogni caso, da “subito o a breve alle fermate dell’autobus o durante le code per i nostri servizi non si fumerà” – ha detto Sala.

Il possibile stop al fumo potrebbe essere introdotto “attraverso un’ordinanza – ha aggiunto il sindaco – se viene approvato il regolamento, che conterrà regole su tanti aspetti. Devono essere introdotti molti obblighi perché ciascuno faccia la sua parte”.

“Il mio impegno – ha concluso Sala – è che tutti gli edifici del Comune abbandonino il gasolio o avviino la riconversione prima della fine del mio mandato” nel 2021.

Alla scelta del Sindaco di Milano, si aggiunge ora anche un Disegno di Legge, a prima firma del senatore del M5S, Giuseppe Auddino, e sottoscritto da quasi l’intero gruppo penta stellato oltre che da diversi esponenti della maggioranza come i renziani Annamaria Parente e Tommaso Nannicini, il senatore Mauro Laus e l’ex 5 stelle Maurizio Buccarella.

Obiettivo del Ddl è quello di anticipare le “misure” che il sindaco di Milano intende mettere in atto per la sua città.

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Vietato quindi fumare nelle aree all’aperto come: spazi esterni di bar, pub, ristoranti, spiagge, lidi, parchi, aree di gioco, giardini pubblici, stadi, campi sportivi.

Divieto di fumo anche nelle piazze dove si tengono manifestazioni e concerti, nelle banchine di attesa dei treni e alle fermate degli autobus, nei pressi di monumenti pubblici di valore storico ed artistico.

Con questo Ddl l’Italia mira ad uniformarsi alle regole vigenti in diversi Paesi del Mondo come:

  • Australia: ha introdotto il divieto di fumo negli ambienti pubblici all’aperto nel 2000 (Melbourne è diventata la prima città nel mondo totalmente smoke free).
  • New York: con l’approvazione dello ‘Smoke Free Air Act’ del 2002 ha decretato l’alt al tabacco in tutti i locali pubblici e gli uffici (dal 2011 il divieto e’ stato esteso a strade, piazze, parchi, spiagge), della Svezia che punta ad essere interamente senza fumo entro il 2025.

In Europa, il belpaese è solo il terzo Stato a vietare il fumo nei luoghi pubblici. La prima è stata l’Irlanda nel 1988 e poi la Finlandia nel 1995.

Il ddl interviene sull’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, ‘Tutela della salute dei non fumatori’, che ha introdotto in Italia il divieto di fumo in tutti i luoghi chiusi.

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Divieto che nel 2013 è stato esteso alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche e nel gennaio 2016 “nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura” e in autoveicoli in presenza di minori e donne in gravidanza.

Il testo è composto da un unico articolo e ricalca la mozione dello scorso 27 settembre del Comitato nazionale per la bioetica (CNB), organo consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri, che riporta i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità

La mozione chiedeva al governo e al Parlamento di estendere “il divieto di fumo ai luoghi esterni, dove si ritrovano anche bambini e donne in stato di gravidanza, quali giardini pubblici, luoghi di spettacolo all’aperto, spiagge attrezzate, stadi, campi sportivi, ristoranti all’aperto, al fine di evitare alla popolazione i gravi danni cagionati dal fumo passivo”.

Ricordiamo che questa misura è già in vigore in diverse regioni d’Italia: Veneto (Bibbione), Lazio (Anzio, Ladispoli, Ponza), Abruzzo (Alba Adriatica), Marche (Pesaro, San Benedetto del Tronto, Sirolo), Sardegna (Olbia, Sassari, Stintino), Liguria (Lerici, Sanremo, Savona), Emilia Romagna (Ravenna e Rimini), Puglia (Manduria e Porto Cesareo), Sicilia (Capaci, Lampedusa, Linosa).

Il divieto di fumo riguarda:

  • luoghi esterni, dove si ritrovano anche bambini e donne in stato di gravidanza, quali giardini pubblici, luoghi di spettacolo all’aperto, spiagge attrezzate, stadi, campi sportivi, ristoranti all’aperto, al fine di evitare alla popolazione i gravi danni cagionati dal fumo passivo
  • le aree esterne degli esercizi commerciali in cui si somministrano cibi e bevande quali bar, ristoranti, pub,
  • le spiagge libere e i lidi di mare “a tutela non solo della salute dell’uomo ma anche dell’ambiente”.
  • monumenti pubblici di valore storico ed artistico visto che fumo e smog “sono dannosi non solo per la salute dell’uomo ma anche per le opere d’arte, soggette a deterioramento a causa delle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera”.
  • negli stadi, arene, impianti sportivi ed altri luoghi pubblici ed aperti al pubblico durante manifestazioni e spettacoli, del resto – si sottolinea – la Uefa ha più volte ribadito negli ultimi anni la sua campagna antifumo negli stadi pure per dare il buon esempio al fine di promuovere uno stile di vita sano”
  • nelle banchine di attesa dei treni e alle fermate degli autobus

Stop anche alle sigarette a tabacco riscaldato e per quelle elettroniche, dal momento che si tratta di prodotti “reclamizzati come meno tossici, attraverso una pubblicità ingannevole” ma che “sono nocivi non solo per la salute dei fumatori ma anche dei soggetti terzi, in quanto rilasciano nell’aria composti tossici e includono additivi il cui effetto non è ancora noto”.

A mettere sotto accusa le sigarette elettroniche è l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel suo Rapporto 2019, in cui spiega come questi prodotti vengano commercializzati o promossi in modo aggressivo come alternative più pulite alle sigarette convenzionali, come aiuti per smettere di fumare o come prodotti a “rischio ridotto”.

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Eppure, “non sono privi di rischi e l’impatto a lungo termine sulla salute e sulla mortalità è ancora sconosciuto”.
Nel lungo rapporto si spiega anche che, ad oggi, non esistono “prove indipendenti sufficienti per sostenere che l’uso di questi prodotti possa realmente aiutare le persone a smettere di usare il tabacco convenzionale. Inoltre, le prove disponibili non supportano l’affermazione dell’industria del tabacco secondo cui questi prodotti sono meno dannosi rispetto ai prodotti del tabacco convenzionali”.

L’Oms inoltre, sottolinea come la “disinformazione dell’industria del tabacco in merito alle sigarette elettroniche sia una minaccia attuale e reale. C’è una mancanza di chiarezza sul fatto che questi prodotti abbiano un ruolo da svolgere nella cessazione del fumo”.

E aggiunge che, anzi, “ci sono anche preoccupazioni reali riguardo al rischio che rappresentano per i non fumatori che iniziano a usarli, in particolare i giovani“.

Le sigarette elettroniche “sono dannose per la salute e non sono sicure”, sono particolarmente rischiose per lo sviluppo del cervello degli adolescenti e “possono danneggiare il feto in crescita”.

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