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UN PIANO CONTRO IL DISSESTO IDROGEOLOGICO ALLO STUDIO DEL GOVERNO

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Dissesto Idrogeologico. Prevenzione. Sarà questa la parola chiave delle politiche del governo per ridurre i rischi dovuti ad alluvioni, terremoti e disastri naturali.

Ma soprattutto per evitare che si continuino a contare morti e dispersi ad ogni ondata di maltempo.

Il Governo, annuncia il premier Giuseppe Conte davanti ai delegati di 55 paesi che partecipano a Roma al Forum europeo per la riduzione dei rischi, sta lavorando ad un “Piano nazionale per la sicurezza”.

Conte si è detto consapevole che ridurre le fragilità dell’Italia – figlie di un territorio di per sé a rischio, al quale si sommano decenni di incuria, comportamenti criminali e scelte irresponsabili – sia una delle priorità da affrontare e risolvere se si vuole far crescere il paese.

E per farlo serve un piano che permetta di passare da un approccio emergenziale ad uno strutturale con vari livelli d’intervento che coinvolgano enti locali, governo e Protezione Civile.

Il piano, su cui sta lavorando un Tavolo a Palazzo Chigi, si fonda su tre linee d’intervento.

La prima, vede la nascita di una Struttura, che farà capo al ministero dell’Ambiente e che avrà il compito di gestire i fondi a disposizione.

Fondi, stando a quanto riferito da Conte, che corrispondono a 900 milioni per il contrasto al dissesto idrogeologico per il prossimo triennio, i 6 miliardi messi a disposizione delle Regioni, oltre ad altri 200 milioni destinati, con un decreto personale del premier,  alle 11 regioni colpite dall’ultima ondata di maltempo.

La seconda linea, prevede il coinvolgimento di migliaia di giovani del servizio civile per diffondere tra i cittadini la cultura di protezione civile.

“Comuni, consorzi, associazioni di volontariato potranno disporre di ‘comunicatori’ di protezione civile, formati attraverso percorsi specifici – spiega Giovanni Bastianini, presidente della Consulta nazionale del servizio civile – a loro, spetterà il compito di diffondere tra i cittadini la cultura della prevenzione e di tirare fuori dagli armadi i piani di protezione civile comunali, per farli conoscere ai cittadini e trasformarli in una cosa viva”.
Infine, la terza linea guida coinvolge il Miur e la Protezione Civile, affinchè nelle scuole parta un vero e proprio “piano di educazione” alla cultura del rischio.

“La protezione civile – come sottolinea il capo del Dipartimento Angelo Borrelli – può aiutare tutti i livelli di governo ad accelerare i processi decisionali ed operativi, perchè il tempo che ci lasciano i cambiamenti climatici e le minacce che ci vengono dal gigantesco stock di rischi accumulati nella storia del nostro Paese, è ormai molto scarso”.

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