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Dischetti di plastica in mare, otto persone a processo per disastro ambientale

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Otto fra tecnici e funzionari del Comune di Capaccio e Paestum e dell’azienda Veolia saranno chiamati a rispondere del disastro ambientale e inquinamento doloso a tre anni di distanza dall’incidente che riversò in mare milioni di dischetti. Si tratta del primo processo in Italia per lo sversamento di plastica in mare.

Ricordate i misteriosi dischetti di plastica comparsi improvvisamente sulle nostre spiagge? E’ accaduto nel 2018 quando milioni filtri sono finiti in mare a causa di un cedimento strutturale della vasca di un depuratore del comune di Capaccio, riversandosi nel fiume Sele per poi confluire nel Mar Tirreno, dove per effetto delle correnti si sono distribuiti lungo le coste della Campania e del Lazio, fino a raggiungere il litorale meridionale della Toscana.

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Nei mesi successivi, le spiagge si sono riempite di questi tondini bianchi fino in Francia, Spagna e persino a Malta. 

Otto persone andranno a processo per questo disastro ambientale, rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino. Nel mirino della magistratura ci sono anche due tecnici del gruppo Veolia, la multinazionale francese socia privata di Acqualatina Spa. Una decisione storica perché si tratta del primo processo che riguarda la plastica riversata in mare. 

È un’ipotesi nuova e interessante, non ci sono precedenti pubblicati – afferma Gianfranco Amendola, magistrato esperto in materia ambientale ed ex deputato europeo dei Verdi – non ricordo processi per plastica in mare di questo tipo, l’inquinamento di rifiuti in mare, compresa la plastica, anche da navi certamente sì. Non si tratta solo di abbandono di rifiuti, ma di un danno tale da provocare grossi sconvolgimenti ambientali”.

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Il primo processo in Italia per lo sversamento di plastica in mare si celebrerà il 15 febbraio prossimo a Salerno. Cittadini, centri di ricerca e volontari, attivati dal progetto europeo Clean Sea LIFE su richiesta degli inquirenti, hanno fornito un contributo importante alle indagini. Le oltre 600 segnalazioni foto/video raccolte da Clean Sea LIFE hanno generato una mappa della successione cronologica degli spiaggiamenti che, confrontata con l’analisi delle correnti marine effettuata dal Consorzio oceanografico LaMMA, ha confermato l’origine dello sversamento nel Golfo di Salerno. Le segnalazioni dimostrano inoltre come in questi tre anni i leggeri ‘carrier’ di plastica, sospinti dalle correnti, abbiano investito tutte le coste occidentali italiane e raggiunto Francia, Spagna, Tunisia e Malta, spingendosi in numerosi parchi marini.

Almeno tre le tartarughe marine protette, due di queste decedute, che hanno ingerito dischetti.  Spinti dal progetto europeo, in spiaggia centinaia di volontari in tutta Italia hanno aderito ad oltre 200 iniziative di pulizia “#cacciaaldischetto” di singoli o gruppi organizzati da associazioni fra cui MedSharks, Legambiente, Marevivo, WWF Italia che hanno portato alla raccolta di oltre 260.000 carrier, catalogati e geo-referenziati dai ricercatori Clean Sea LIFE.  Ancora oggi i dischetti emergono dalla sabbia in tutte le coste tirreniche e ioniche italiane, confusi fra ammassi di legni e rifiuti o sepolti sotto la sabbia, da cui riemergono in seguito alle grandi burrasche autunnali.

Legambiente, Wwf, Codacons e comuni di Formia e Latina sono stati ammessi come parte civile. Secondo il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani chi inquina deve pagare e oggi questo può avvenire grazie alla legge 68/2015 sugli ecoreati, approvata nel 2015 dopo una battaglia ventennale dell’associazione, che prevede tra i nuovi delitti anche l’inquinamento e il disastro ambientale – continua –  Per questo ci siamo costituiti parte civile affinché ecogiustizia sia fatta in nome dell’ambiente, del popolo inquinato e del mare”.

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Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania: “Grazie alla campagna #cacciaaldischetto promossa insieme a Clean Sea Life e all’impegno di tantissimi volontari, in questi anni siamo riusciti a ripulire diverse lidi campani invasi dai dischetti. Ora però ci aspettiamo che i responsabili siano puniti come previsto dalla legge 68/2015 sugli ecoreati. Senza però dimenticare l’altro grande problema dell’Italia e che Con Goletta Verde denunciamo da anni, ossia l’inadeguatezza degli impianti di depurazione, una carenza strutturale che ci è già costata condanne e procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea, con diversi sanzioni”.

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