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Allarme discarica di Bussi, sostanze nocive escono dal suolo come gas

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Discarica di Bussi. Oggi, a distanza di dodici anni, l’allarme ambientale e sanitario a Bussi sul Tirino, nella valle del Pescara torna ad assumere i contorni dell’urgenza.

Nella valle – certifica l’Istituto superiore di sanità – ci si ammala di più e si registrano tassi anomali di patologie respiratorie, alle vie urinarie e di alcune forme tumorali; e nella valle, dice l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta),  anche l’aria si è ammalata per colpa di quei vecchi scarti chimici cancerogeni che ora hanno raggiunto lo stato gassoso ed escono dal sottosuolo.

Sono oltre 80mila i residenti li respirano.

“Serve subito un’indagine epidemiologica approfondita sulla popolazione” è l’appello di Iss, Medici per l’ambiente e Forum H20.

Era il 2007 quando, a Bussi sul Tirino, venne scoperta della più grande discarica abusiva d’Europa: veleni targati Montedison sparsi su 170mila ettari e 700mila persone che per 25 anni hanno bevuto l’acqua contaminata dell’acquedotto di Campo Pozzi.

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Due discariche autorizzate, ma riempite di sostanze vietate; un terzo impianto abusivo da 500mila tonnellate di scarti pericolosi; veleni gettati nei fiumi Tirino e Pescara; una falda acquifera definitivamente compromessa.

L’eredità della chimica allegra del passato, in questo angolo di Abruzzo, è pesantissima. Al maxi-processo contro i manager Montedison, dopo la richiesta di 180 anni di carcere per i manager, tutto si è risolto tra assoluzioni e prescrizioni.

La Cassazione, tuttavia, ha riconosciuto i reati di disastro ambientale e avvelenamento.

Ora la battaglia legale si è spostata davanti al giudice civile: il ministero dell’Ambiente chiede danni per un miliardo e mezzo di euro a Edison, erede di Montedison.

E a dimostrare che il disastro ambientale è tutto fuorché prescritto, sostiene l’avvocato dello Stato Cristina Gerardis, è anche l’ultima relazione Arta sul sito di interesse nazionale, depositata nei giorni scorsi in tribunale.

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Un report che lancia per la prima volta l’allarme dell’aria malata: “I clorurati sono arrivati allo stato gassoso, il rischio sanitario è altissimo”- denuncia Gerardis.

Sono prima di tutto le piante a dire che le sostanze cancerogene fluttuano nell’aria, è la tesi dell’ufficio siti contaminati dell’Arta di Chieti-Pescara guidato da Lucina Luchetti.

Specializzati nel phythoscreening, i tecnici hanno analizzato gli alberi dell’area e li hanno trovati pieni di composti organici clorurati: è la prova che la minaccia è ancora viva, perché gli inquinanti attraversano anche le piante fuori dall’area contaminata.

La falla è nelle barriere di contenimento dei veleni che, spiega l’Arta, sono insufficienti e scontano carenze di manutenzione: nella zona “non è garantito l’isolamento dei rifiuti” dalla falda e dall’atmosfera. Per questo i tecnici invocano nuove analisi anche su Tirino e Pescara, che corre verso il mare.

L’Istituto superiore di sanità per la prima volta ha inserito Bussi nello studio Sentieri sullo stato di salute delle popolazioni che vivono a ridosso dei siti inquinati.

E ha scoperto che negli undici comuni della zona, rispetto al resto dell’Abruzzo, è più facile morire per malattie dell’apparato respiratorio (+9% tra gli uomini) e sono in eccesso i casi di asma infantile, tumori maschili alla mammella e giovani con linfomi di Hodgkin.

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Attenzione: il nesso causa-effetto tra il disastro ambientale e i picchi di patologie non è accertato e per questo l’Iss chiede un’indagine epidemiologica.

Ma, si legge nel rapporto, si “evidenziano tra i residenti nel sito eccessi di specifiche patologie per le quali l’esposizione a contaminanti presenti nelle acque potabili può aver giocato un ruolo causale o concausale”.

E “si raccomanda di procedere rapidamente alle opere di messa in sicurezza e bonifica ambientale”.

La strada verso il risanamento, però, è un ginepraio di contenziosi, lungaggini e carenze di fondi.

Dopo l’aggiudicazione di un appalto per una parte dei lavori, tutto si è bloccato perché al ministero è prevalsa la volontà di far pagare subito Edison senza anticipare fondi pubblici.

“Il ministro Costa venne qui in campagna elettorale nel 2019 a dirci che i lavori stavano per partire – attacca Augusto De Sanctis, che per Forum H20 si batte per la valle dal 2007 – ma è ancora tutto fermo. Dopo anni di lotta, l’esito del processo penale ha scoraggiato la gente. La gestione da parte del ministero è scandalosa, non possiamo aspettare ancora”.

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