Sempre più grave il disastro ambientale causato dall’esplosione di una nave container in Sri Lanka:  oltre a tonnellate di plastica bruciata che ricoprono spiagge e coste, adesso lo scafo danneggiato sta per affondare, causando una probabile fuoriuscita di tonnellate di petrolio.

Lo Sri Lanka sta affrontando probabilmente “il peggior disastro ambientale della storia locale”, mentre la nave portacontainer continua a versare detriti di plastica in mare al largo della capitale, secondo quello che riferiscono le autorità locali.

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Si tratta dei detriti provenienti dalla nave portacontainer X-Press Pearl, in fiamme da otto giorni al largo dell’isola asiatica.  Il presidente dell’Autorità Portuale del Paese, Daya Rathnayake, ha dichiarato che l’incendio è stato domato ma adesso si teme per lo scafo danneggiato, che potrebbe causare l’affondamento della nave, con conseguente fuoriuscita di tonnellate di petrolio.

 

Il petrolio si aggiungerebbe ai milioni di pellet di polietilene che si sono depositati sulle spiagge e minacciano le acque poco profonde piene di pesci.

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Migliaia di militari e personale di sicurezza in tute ignifughe stanno ripulendo le spiagge dai rifiuti di plastica e altri detriti dalla nave, che ha preso fuoco il 20 maggi per cercare di limitare i danni, tra i timori che la nave si spezzi e si dia inizio ad un ancor più grave disastro ambientale.

 


Il mare agitato e i venti monsonici hanno ostacolato, nei giorni scorsi, le operazioni di salvataggio che hanno visti impegnati elicotteri militari e rimorchiatori specializzati. Se la nave X-Press Pearl dovesse affondare, infatti, centinaia di tonnellate di petrolio potrebbero fuoriuscire in mare devastando un ecosistema marino già fragile.

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Il presidente della Marine Environment Protection Authority (MEPA) dello Sri Lanka, Dharshani Lahandapura, ha dichiarato che l’equipaggio era a conoscenza di una perdita di acido nitrico a bordo della nave ancor prima che entrasse nelle acque dello Sri Lanka e che l’incendio avrebbe potuto essere evitato.

 


“Ora la nostra migliore opzione è continuare a pulire le spiagge. Crediamo che l’operazione richiederà alcune settimane, se non mesi“, ha aggiunto chiedendo alle autorità di monitorare qualità dell’aria e delle acque per capire l’impatto dell’incidente.

La situazione non accenna a migliorare purtroppo, nonostante gli sforzi delle autorità costiere e dei volontari. Chilometri di spiaggia e costa sono ricoperti da tonnellate di plastica bruciata, mettendo a serio rischio la fauna marina locale e devastando il commercio locale, basato sul turismo e sulla pesca.

 

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