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Salento a rischio disastro ambientale, i rifiuti tombati potrebbero aver intaccato la falda

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Si è conclusa con 13 arresti e sequestri per oltre 200mila euro l’operazione “All Black”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e che ha visto gli interventi di Carabinieri e Guardia di Finanza in diverse province italiane, tra cui Brescia, Brindisi, Caserta, Cosenza, Lecce, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Salerno, Taranto e Lecce.

Le indagini furono avviate nel maggio 2018 dai carabinieri della stazione di Leini che, insieme a Forestali e Polizia Locale, intercettarono un autista di 28 anni, residente a Caserta, denunciato per traffico illecito di rifiuti.

L’autista era stato trovato a scaricare 210 quintali di rifiuti pericolosi in mezzo alle campagne, a Lombardore, in provincia di Torino.

Fu proprio quell’episodio a far scattare gli accertamenti che si sono poi rapidamente estesi quasi in tutta Italia, facendo emergere l’esistenza di una “holding” che lavorava tra il Piemonte e la Puglia, ma che coinvolgeva anche aziende bresciane specializzate nel trattamento di rifiuti, trasferiti dal Nord Italia e ‘scaricati’ nelle province di Lecce e Taranto.

Per il direttore del Dipartimento leccese di Arpa Puglia, Roberto Bucci, il traffico di rifiuti dal Nord e dal Sud verso il Salento potrebbe aver causato danno ambientali e sanitari incalcolabili.

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“Che il percolato, ovvero il liquido tossico prodotto dai rifiuti possa aver intaccato la falda è un’idea che non mi ha fatto dormire stanotte” – afferma Bucci, spiegando che ancora non sono giunte richieste né di amministratori né della Procura per interventi di monitoraggio sulle matrici ambientali, ma “se anche non dovessero chiederlo gli enti, provvederemo noi”.

Arpa Puglia sta infatti predisponendo controlli sui terreni e soprattutto sui pozzi intorno ai siti in cui sono stati sversati o tombati clandestinamente gli scarti provenienti da impianti di trattamento piemontesi e lombardi e poi da Caserta e Reggio Calabria.

La priorità resta il monitoraggio della falda per capire se è già stata contaminata, “perché, se inquinato, il suolo si può rimuovere e le produzioni agricole si possono bloccare, ma è la falda il punto nodale”.

Per fare tutto questo servono tante risorse, soprattutto finanziarie e per questo, alla Regione andranno chiesti fondi specifici per consentire di scandagliare le aree note, come quella sulla Lecce-Torre Chianca, il capannone industriale in località Cafore alla periferia di Surbo, Masseria Monticelli a Lecce.

Intanto, alcuni enti locali annunciano sin da ora che si costituiranno parte civile nel procedimento penale a carico degli indagati.

“Continueremo a seguire questa vicenda con grande attenzione – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente, Annagrazia Maraschio – le Istituzioni hanno un ruolo fondamentale, tanto nella prevenzione di queste attività illecite, che nel controllo del territorio. Credo che i reati ambientali debbano essere puniti severamente perché le loro conseguenze generano impatti molteplici e devastanti:  dalla salubrità del nostro habitat, alla salute nostra e dei nostri figli. Proprio per questo motivo ritengo che schierarsi al fianco della magistratura, verso un percorso di legalità, sia fondamentale. E lo faremo anche valutando attentamente una eventuale costituzione di parte civile nella fase processuale”.

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Tra gli Enti locali che hanno deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico degli indagati anche la Provincia di Lecce.

 “Ci saremo anche noi – fa sapere il Presidente della Provincia, Stefano Minervaquello che è emerso è di una gravità inaudita”.

Sulla stessa linea anche il primo cittadino di Lecce, Carlo Salvemini: “nel frattempo, occorre verificare che oltre agli episodi già emersi non ne sussistano altri, censire i siti oggetto di sversamento e provvedere ad adeguata bonifica. Insieme alla Regione Puglia, ad Arpa e agli altri Comuni interessati faremo rete per salvaguardare la salute dei cittadini e il nostro territorio agrario”.

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