L'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi (D) con il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, al Lingotto di Torino, 10 marzo 2017. ANSA/ANTONINO DI MARCO

Direzione Pd, tensione sul post Renzi e accordo con M5S. Il segretario del Pd Matteo Renzi dovrebbe rendere ufficiali nella Direzione di oggi le sue dimissioni dopo la sconfitta alle elezioni dello scorso 4 marzo.

Il leader uscente potrebbe non partecipare alla Direzione e parlare direttamente tra un mese in Assemblea, ma ovviamente fino all’ultimo si riserva di cambiare idea.

Ma dalle pagine del Corriere della Sera però, Renzi, pur ribadendo che il suo “ciclo alla guida del Pd si è chiuso”, continua a dettare la linea del Partito: “Non c’è un esecutivo con M5S o Lega che possa avere il nostro appoggio”.

La “reggenza” del partito, passa intanto al vicesegretario Maurizio Martina che, in Direzione, annuncerà una gestione collegiale (in forme da definire) per la fase di transizione.

Martina dovrebbe confermare un Pd all’opposizione e lasciare la responsabilità del governo a chi ha vinto le elezioni.

Relazione che la Direzione dovrebbe approvare a stragrande maggioranza, con la redazione di un documento finale.

A destare qualche preoccupazione è la gestione collegiale della fase di transizione.

Nella conferenza stampa post voto infatti, annunciando le sue dimissioni, Renzi aveva detto no a “inciuci e caminetti”.

Ma il “caminetto” però che sembra essere l’ipotesi più accreditata per la gestione collegiale.

Il gruppo che affiancherà il “reggente” dovrebbe essere infatti formato da un esponente per ogni corrente politica all’interno del Partito Democratico.

Un “caminetto”, appunto.

Intanto, il presidente del Pd, Matteo Orfini, sostiene che non si “ricostruisce senza il contributo di Renzi” e tra i Dem si fanno largo “rumors” su un possibile nuovo partito di Renzi (alla Macron).

Nello specifico, si parla di un lavorio del fronte milanese per creare le basi per un nuovo partito di Renzi, anche se i “suoi” smentiscono: “non sarà più segretario ma non molla il Pd”.

Per quel che riguarda le nomine in Parlamento e la formazione del governo, Orfini non chiude ad un eventuale “governo del presidente” sostenuto da tutti i partiti.

Legittimo” – dice Orfini – che le presidenze della Camere vada a M5S e Lega.

A metà aprile dovrebbe tenersi l’assemblea del partito, dove si dovrà scegliere se eleggere un nuovo segretario o convocare il congresso.

In molti nel partito, sembrano concordare sull’inopportunità di primarie subito e dunque, cercare un segretario ‘di unità’ in vista del congresso (da tenersi nel 2019 o, come preferirebbero i renziani nel 2021).

Eventualità che farebbe ricadere la scelta su una figura come quella di Graziano Delrio (che per il momento si tira fuori).

La Direzione in ogni caso si preannuncia molto “ricca”.

Secondo qualcuno infatti, potrebbe essere presente anche Walter Veltroni.

Orfini, che in qualità di presidente del partito parteciperà alle consultazioni al Colle con il vicesegretario Martina e i futuri capigruppo, afferma: un governo M5s sarebbe “la fine del Pd”.

Chi spinge invece per un’intesa con i 5 Stelle è il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano che avanza il sospetto che alla fine un accordo si faccia con il centrodestra.

Articolo precedenteMEZZA MARATONA ROMA OSTIA 2018, I MOMENTI PIÙ BELLI. IMMAGINI E VIDEO
Articolo successivoSALVINI DICE NO A LARGHE INTESE O INCIUCI, MA APRE AL M5S SU PRESIDENZA CAMERE