Un viaggio estremo su due ruote in cui il ciclista romano ha raccontato cosa sta accadendo alle regioni più settentrionali del Pianeta

Omar Di Felice ce l’ha fatta. Il suo viaggio in bici intorno al Polo Nord è terminato con successo, nonostante le numerose difficoltà incontrate durante il cammino (soprattutto a causa delle temperature impervie).

Partito lo scorso 2 febbraio dalla Kamchatka, in Russia, il suo viaggio è terminato ieri in Alaska.

“Ho realizzato il primo giro del mondo artico in bicicletta e ora da quassù, dopo oltre 4.000 km e più di 33.000 metri di dislivello su ghiaccio e neve, sfidando bufere e tormente, vivendo costantemente sottozero posso finalmente dire ‘CE L’HO FATTA'”, ha scritto su Instagram l’ultracyclist italiano.

 

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“Quel piccolo 0.1% giorno dopo giorno è cresciuto insieme alla mia consapevolezza e all’amore per questo mondo incredibile. L’artico sarà sempre nel mio cuore. Per sempre. Sono distrutto ma felice”, ha poi concluso.

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Omar Di Felice, al Polo Nord per raccontare il clima che cambia

L’impresa del ciclista non aveva solo una connotazione sportiva. L’Arctic World Tour che ha portato Omar Di Felice a pedalare per 4mila chilometri intorno al Polo Nord, è parte di un progetto più ampio – il Bike to 1.5 ºC – che vuole usare le avventure come questa come occasione per condividere informazioni su quel che sta accadendo al nostro Pianeta, in primis sulle questioni climatiche.

Il viaggio-avventura di Di Felice lo ha portato prima ad attraversare tutta la Lapponia: da Murmansk in Russia a Tromsø in Norvegia. Poi con qualche salto ha visitato le Isole Svalbard, l’Islanda e la Groenlandia.

Infine, dopo aver attraversato l’Atlantico, è arrivato nelle regioni più settentrionali del continente americano: prima in Canada e poi in Alaska, Stati Uniti, lungo la straordinaria Dalton Highway.

 

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Di Felice ha raccontato tutto il suo viaggio sui social network. La sua pagina Instagram è costellata di fotografie mozzafiato che raccontano le bellezze di un paesaggio tanto bello quanto fragile.

 

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Il motivo di questa fragilità è legato al fenomeno dell’amplificazione artica che consiste in un aumento della temperatura molto più elevato nelle regioni polari  in confronto all’aumento della temperatura nelle latitudini più basse.

“Il fenomeno dell’amplificazione artica sta causando cambiamenti importanti per le comunità artiche, ma preoccupa anche i climatologi per un altro motivo – ha spiegato Marirosa Iannelli, responsabile scientifica del progetto Bike to 1.5°C –. Se il permafrost -il terreno ghiacciato dove da millenni sono intrappolate enormi riserve di gas metano, dovesse scongelarsi, finirebbero in atmosfera enormi quantità di gas serra, accelerando in modo drammatico il riscaldamento globale” 

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