Politica

DESTRA E SINISTRA LITIGANO SI FRANTUMANO E IL MONDO CAMBIA IN PEGGIO

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Di Biagio Marzo. Se Sparta piange Atene non ride. Nonostante i sondaggi diano in vantaggio il centrodestra i suoi dirigenti litigano tra loro, il centrosinistra si trova al punto di non ritorno diviso e frazionato. Il Pd è isolato con la sua vocazione maggioritaria, mentre il Mdp ha deciso di uscire dal governo e vota contro il Def.

In vista delle elezioni della prossima primavera il Movimento di D’Alema e Bersani alza il tiro per avere più voti che eviterebbero il rischio di non essere presente in Parlamento.
Il test elettorale della Sicilia sarà la prova del nove dello stato di salute della destra, della sinistra e del M5S, che in Sicilia aveva avuto dei successi elettorali inaspettati, conquistando numerosi comuni, così da diventare il primo partito dell’Isola.
A occhio e croce, il candidato alla presidenza del governo della Regione, Musumeci, tutto d’un pezzo uomo di destra, dovrebbe farcela, riportando nuovamente la Sicilia nell’alveo del centrodestra, dopo la nefasta presidenza di Rosario Crocetta.
Il presidente uscente ha dato una prova deludente di come si amministra, per questa ragione il PD pagherà un alto prezzo elettorale.
Del resto, la scissione a sinistra di D’Alema e Bersani,  che ha portato alla nascita dell’Articolo 1 Mpd e che presenta un proprio candidato alla presidenza, Claudio Fava, inciderà negativamente sul risultato elettorale del partito di Renzi.
Dunque, la sinistra si presenta segmentata con il PD in grande affanno, alla luce di un candidato alla presidenza non di sua espressione partitica.
D’altronde, la sinistra e il centrosinistra non sono stati mai forti elettoralmente, men che meno di questi tempi segnati dal governo Crocetta, che aveva abbracciato lo sport di cambiare a gogo gli assessori in giunta. In tutto 59 volte ogni singolo assessore è stato sostituito, l’ultimo della lunga serie è durato la bellezza di 52 giorni.
Naturalmente, resta in piedi l’illusione del M5S di eleggere il primo presidente al Palazzo dei Normanni, ma si mettesse l’anima in pace, visto gli ultimi scandali che hanno coinvolto dirigenti e sindaci pentastellati.
Piaccia o no, c’è un vento di destra.

Il vento di destra trova nei presidenti  degli Stati Uniti e della Russia due validi alimentatori , prova ne sia che lo scenario internazionale sta cambiando pelle.
La elezione di Trump sta a significare che il mondo è cambiato, in peggio, spostando il suo asse verso la destra, destra populista che si caratterizza per l’antipolitica.
L’uragano Trump, la cui forza ha travolto l’establishment repubblicano, ha imposto il suo stile politico grossolano e senza un grammo di fair play nei confronti del suoi predecessori alla Casa Bianca. Insomma, dalla politically correct  di Obama siamo passati  alla politically incorrect di Trump.
Trump non è  solo, a ben vedere, è in buona compagnia , quella di Putin che sostiene i movimenti nazionalisti di destra e che , per non farsi mancare nulla, ha messo le mani pure sulla questione del referendum catalano.

In Italia, Putin ha dei fans nella Lega e nel M5S. A dire il vero, Matteo Salvini di referenti politici ne ha più di uno: da Trump a Putin alla Marine Le Pen. Insomma, di bene in meglio. Mentre Salvini ha sposato il separatismo catalano e nelle prossime settimane  si svolgerà il referendum farlocco nella Lombardia e nel Veneto, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è con il governo di Madrid e sulla stessa lunghezza d’onda di Forza Italia di Silvio Berlusconi.
Il M5S ha tra i modelli politici, oltre a Putin, pure Nicolas Maduro, presidente del Venezuela. Il che la dice lunga su come il M5S interpreta la politica estera e anche per questo dio ci scampi di un eventuale presidente del consiglio  pentastellato.  Di fronte alla destra, che cavalca gli istinti primordiali delle persone: la paura per il fenomeno migratorio e per il terrorismo, la sinistra con a capo il PD non riesce a unificarsi e ad avere un progetto di società, portandosi dietro ideologie, idee, pensieri che hanno fatto il loro tempo, incapace  di “suicidarsi” per poi rinascere con una nuova cultura politica.

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