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TAR LOMBARDIA BLOCCA I DEPURATORI ED I CITTADINI PAGANO LO SMALTIMENTO IN BOLLETTA

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Depuratori. Non è solo la plastica ad inquinare l’acqua dei nostri mari, avvelenare i pesci e contaminare le spiagge.

Il nemico numero uno è l’inquinamento delle fogne che non vengono depurate dei liquami che poi vengono rovesciati a tonnellate nelle acque dei fiumi e dei mari.

Nel bilancio di Goletta Verde di Legambiente, solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici in aree a rischio (come foci e porti) nelle 15 regioni costiere italiane, è risultato entro i limiti di legge.

Il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%).
La causa è la maladepurazione.

Sono tanti i depuratori spenti, rotti, gestiti male, progettati male, incompleti o troppo spesso, soprattutto nel Mezzogiorno, del tutto inesistenti.

Non è un caso che l’Unione europea ha emesso due condanne e avviato una terza procedura d’infrazione contro l’Italia a causa della scarsa depurazione. E, dove depura, come in Lombardia, in Toscana o in Emilia-Romagna, l’Italia sta facendo fermare gli impianti di depurazione.

Il monitoraggio di Goletta Verde, ha riguardato i punti a “maggior rischio” di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini attraverso il servizio SOS Goletta.

Il 57% dei punti campionati sono le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d’acqua e gli scarichi sospetti.

Su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate “fortemente inquinate” (il 61%) e “inquinate” (il 10%).
Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge.
I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli).

“La grande opera pubblica di cui non si parla mai nel nostro Paese è il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue – ha affermato il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti – la maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto che siamo anche stati condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola”.

Ad aggravare la situazione è una sentenza del Tar Lombardia che sta bloccando l’attività dei depuratori (in funzione) e rischia di far aumentare il numero di inquinanti portato in mare dai fiumi.

La terza sezione del Tar Lombardia, Presidente Ugo Di Benedetto, in data 20 luglio 2018 ha accolto le opposizioni di circa cinquanta Comuni della “bassa” lombarda, bloccando il riutilizzo dei fanghi prodotti dai depuratori come concime per fertilizzare i campi.
Com’è ovvio, più filtriamo l’acqua sporca delle fogne, dei torrenti e dei fiumi, più sarà pulita l’acqua  che andrà verso il mare, lasciando una maggiore quantità di residui “sporchi” nel filtro del depuratore.

Viceversa, per lasciare meno residui nel depuratore, bisogna lasciar scorrere acqua più sporca.
Detto questo, sulla base di alcune perizie in netta contrapposizione con le risultanze di alcuni studi scientifici, il Tar Lombardia ha stabilito che il concime prodotto dai depuratori per poter essere riutilizzato nei campi va considerato come se fosse un terreno contaminato e di conseguenza non dovrà contenere composti come carboidrati e idrocarburi, per i quali i giudici hanno stabilito che il limite va abbassato di 200 volte, da 10 grammi a 50 milligrammi per ogni chilo di “letame”.

La conseguenza di questa sentenza, è il blocco dell’attività dei depuratori in tutta Italia.

Se il fango fertilizzante che i depuratori tolgono dalle acque sporche prima che raggiungano il mare non viene utilizzato come concime, deve essere gettato nelle discariche (vietate dall’Europa) o bruciato negli inceneritori.

Intanto, in assenza di concime, la fertilizzazione delle colture agricole avviene con prodotti chimici (per la maggior parte inquinanti e tossici) per i quali non valgono i limiti imposti dal Tar Lomabrdia.

Secondo le stime, in Italia i depuratori estraggano dalle acque circa 5 milioni di tonnellate di fertilizzante e ogni anno, quasi 1 milione di tonnellate di fango da depurazione, viene ricuperato in agricoltura nelle colture della Lombardia.
Nella sola provincia di Pavia viene riutilizzato come “letame” agricolo circa il 50% dei fanghi usati in Lombardia.
Come se quanto detto finora non fosse abbastanza, a sequito della sentenza, le aziende che trattano i fanghi fertilizzanti hanno iniziato a non accogliere più il materiale dai depuratori e il mercato del trattamento ha aumentato le tariffe del servizio di smaltimento che, anche questa volta, saranno pagate dai cittadini attraverso le bollette dell’acqua potabile e della depurazione.

 

 

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