Clima

Deforestazione, alla base c’è la produzione di soia richiesta da Cina ed Europa

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Secondo uno studio la richiesta di soia da parte dell’Unione Europea e della Cina è legata alla deforestazione e alle emissioni prodotte in Brasile, in particolare nella savana tropicale del Cerrado.

Uno studio ha fornito la prima stima dettagliata delle emissioni di gas ad effetto serra prodotte dall’intero settore della produzione di soia in Brasile. Per giungere alle conclusioni, i ricercatori hanno analizzato i dati di 90,000 catene di produzione dal 2010 e il 2015. Lo studio ha scoperto che i paesi e le compagnie in Unione Europea e in Cina sono i maggiori responsabili della deforestazione, che ha portato ad un aumento delle emissioni di gas ad effetto serra nella regione.

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Sebbene la deforestazione nella Foresta amazzonica abbia attirato l’attenzione globale, è la distruzione della vegetazione nella savana tropicale del Cerrado a causare preoccupazione, perché viene abbattuta ad un tasso allarmante per rispettare la domanda globale di soia.  Infatti l’esportazione di soia dai terreni ripuliti in alcune municipalità della savana causa un rilascio di emissioni di 200 volte maggiore rispetto a quello di altre parti del Brasile. Questa disparità regionale nel settore delle emissioni ha sconvolto i ricercatori e potrebbe fornire una mappa dettagliata ai policymakers al fine di concentrare maggiormente gli sforzi relative alla riduzione delle emissioni.

Dobbiamo prendere in considerazione queste maggiori differenze regionali per quanto riguarda la deforestazione, le infrastrutture e le seguenti emissioni” ha spiegato il dottor Neus Escobar, autore dello studio. Lo studio inoltre offre informazione su come paesi e compagnie contribuiscano alle emissioni attraverso la deforestazione; le informazioni potrebbero aiutare le nazioni e il settore a ridurre la deforestazione, e di conseguenza le emissioni, modificando la propria catena di produzione. “Questo fornisce informazioni fondamentali per migliorare la propria performance ambientale”.

 

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Il totale delle emissioni prodotte dalle esportazioni di soia ammonta a circa 223 milioni di tonnellate di diossido di carbonio. La Cina è stata il più grande importatore nel periodo preso in considerazione, responsabile per il 51% delle emissioni prodotte, mentre l’Unione Europea per il 30%. Ma le impronte dell’Unione Europea sono maggiori per unità di soia; inoltre le importazioni dell’Unione causano una maggiore deforestazione rispetto a quelle della Cina; questo perché molta della soia consumata in Europa proviene dall’area settentrionale del Cerrado, dove il tasso di deforestazione è molto più alto rispetto a quella dell’area meridionale, da dove proviene la soia diretta in Cina.

Lucia von Reusner, attivista di Mighty Earth, sostiene che lo studio sia fondamentale per sottolineare i rischi relative alla deforestazione nel Cerrado: “E’ una delle savane con maggior biodiversità al mondo ed un gran gruppo di persone si preoccupano per quello che accade alla località e alle specie minacciate. Inoltre, la deforestazione è una delle maggiori cause dei cambiamenti climatici”. La savana è considerata “una foresta sotterranea” a causa del complesso sistema di radici e piccoli alberi, in grado di raccogliere una gran quantità di carbonio: “Quando l’industria della soia si sposta nel luogo tutto viene strappato e bruciato. E tutto il carbonio conservato nelle radici, negli alberi e nella suolo viene rilasciato nell’atmosfera”

La soia è il prodotto agricolo più commerciato a livello internazionale, quindi analizzare i dati e le strategie per ridurre l‘impatto dei cambiamenti climatici è fondamentale per preservare le foreste e ridurre le emissioni. “Lo studio fa un gran lavoro nel stabilire dove si possa agire nella catena di produzione e ridurre le emissioni” ha commentato lo scienziato Rober Heilmayr. La deforestazione non è l’unica causa delle emissioni. Il trasporto della soia, principalmente svolto attraverso i camion, è un’altra importante fonte. In alcune comunità dell’entroterra, i trasporti sono responsabili per il 60% delle emissioni. Questo in parte ha giustificato la costruzione di linee ferroviarie e canali per connettere le regioni centrali del Brasile con i porti, nonostante i timori degli attivisti.

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Per produrre abbastanza soia il suggerimento dello studio è quello di non abbattere nuovi alberi ma utilizzare terreni già degradati per le piantagioni; infatti studi dimostrano che il Brasile sia così pieno di tali terreni da utilizzare per lo scopo da poter rispettare la domanda globale di soia senza causa ulteriore deforestazione. “Ci sono abbastanza terreni degradati in America Latina da rispettare i bisogni del mercato globale senza compromettere i rimanenti ecosistemi”.

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