Cultura

20 ANNI SENZA DE ANDRE’, GENOVA RICORDA IL GRANDE FABER

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De Andrè. Anarchico come lo sono stati Cristo e De’jacque, con occhi e cuore rivolti verso l’uomo. Anarchico quindi rivoluzionario, capace di sovvertire le regole dettate dall’artificio e dall’ipocrisia. Rivoluzionario quindi vero, con la sua capacita’ di usare le parole esattamente per quello che sono, senza indulgenza alcuna. Vero, quindi poeta. Fabrizio De Andre’, 20 anni dalla morte, e Genova sua citta’ natale si incontrano di nuovo, se mai si sono lasciati visto che l’uno intrinseca l’altra. Una festa, ci voleva: e festa e’ stata nel
Palazzo Ducale di Genova con i suoi amici piu’ veri, con suo figlio Cristiano e sua moglie Dori Ghezzi, con gli intellettuali
e la gente comune. Prima i filmati trovati in Rai Teche e mixati da Vincenzo Mollica per una folla che ancora va in estasi e si
commuove, poi un concerto che lo ricorda, poi le parole di chi Faber in un modo o nell’altro l’ha vissuto.
In piu’ di mille, alcuni in coda per ore, sono andati al Ducale per ascoltare il ricordo di Faber nelle parole di Dori Ghezzi, Cristiano De andre’, Neri Marcore’, Mauro Pagani, Gino Paoli, Antonio Ricci, Fabio Fazio. “Ho imparato a convivere con
Fabrizio in modo diverso, a parlarne come se parlassi del presente. E’ la forza che mi avete dato voi”, ha detto Dori Ghezzi rivolgendosi ai mille che hanno trovato posto all’interno del Salone del Maggior Consiglio. “E’ un momento molto difficile
per voi – ha detto Ghezzi, facendo riferimento al ponte Morandi – ma ho sempre pensato che Genova sa dove arrivare e sara’ piu’ forte che mai. Mi sento di essere genovese e anche un po’
genoana” ha concluso, scatenando l’entusiasmo dei presenti.
Su Faber e le sue canzoni e la sua voce e il suo modo di essere e’ stato scritto tanto e tanto e’ stato detto: del suo impegno che diventava politica, della sua splendida voce, del suo saper essere ironico e filosofo e in un certo qual modo saggio. Della sua capacita’ di usare le parole o di trasformare
in poesia la sofferenza. Del suo rapporto con il prete ‘da marciapiede’, quel don Gallo che scrisse una lettera a De andre’ poco dopo la sua morte: “Tu, Faber, mi hai insegnato a
distribuire il pane non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli piu’ oscuri, nell’esclusione”.
“Molti mi hanno chiesto cosa mi manca di lui. Mi manca lui, mi manca mio padre – ha detto Cristiano -. E preferisco ricordarlo nel giorno del suo compleanno che commemorare il giorno della sua morte”. Cristiano ha ricordato l’ultima tourne’e
fatta col padre, il loro riavvicinamento e ha descritto intimi aspetti del carattere di Faber come “il volersi schierare sempre
dalla parte degli ultimi”. Neri Marcore’ ha sottolineato la coerenza di Faber: “Sarebbe utile – ha detto – sentire oggi la
sua voce. Magari parlerebbe di migranti a questa societa’ impazzita e lo farebbe a modo suo, sorprendendoci tutti”.
I ricordi di Antonio Ricci – il cui straordinario intervento ha ‘scatenato’ i mille del Ducale -, quelli di Mauro Pagani, 14 anni a fianco di De andre’, le parole di Fabio Fazio hanno completato l’infinito profilo del cantautore genovese che a
buona ragione puo’ essere definito, come ha detto l’assessore regionale Ilaria Cavo, “una parte della nostra letteratura”.
Infine, per chiudere una giornata emozionante Neri Marcore’ e Morgan hanno imbracciato la chitarra per cantare tra gli
applausi ‘Il Giudice’ e ‘Il Pescatore’: “Ma verso’ il vino e spezzo’ il pane/Per chi diceva ‘ho sete, ho fame'”. Versi evocativi oggi che danno ragione a chi, in questa giornata, ha
sottolineato che “De andre’ ha gia’ risposto da tempo ai giorni dell’odio”. (ANSA).

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