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World Economic Forum di Davos, clima in cima ai rischi globali

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Davos. Forse è una delle poche volte che accade nella storia, ma il clima è finalmente arrivato in cima ai rischi globali.

Il clima e gli eventi ambientali estremi, l’allarme dazi e i rischi della stabilità economica mondiale, la perdita della biodiversità, la frammentazione digitale e le nuove pressioni sui sistemi sanitari,  sono finalmente percepiti come le minacce più incombenti per il mondo, anche dal punto di vista dell’economia globale e, allo stesso tempo, le nuove sfide del potere.

A lanciare l’allarme è il Global Risks Report del World Economic Forum, un documento che mette nero su bianco la percezione dei rischi da parte di 750 esperti ed autorità globali, facendo una scala in base alla probabilità che questi rischi si verifichino, e sulla base del loro impatto.

Ed è la prima volta, dal lancio dello studio dieci anni fa, che i rischi climatici e ambientali occupano le prime cinque posizioni.

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“I principali rischi di lungo termine sono interamente ricondotti a gravi minacce alla nostra situazione climatica“, avverte il Report, anche se nel breve termine “sono riconosciuti come rischi significativi gli “scontri a carattere economico” (come sui dazi, ndr) e “la polarizzazione politica interna“, quest’ultimo un fattore la cui minaccia è in aumento.

Nel Rapporto, viene previsto un anno di divisioni interne, e internazionali, che continuano a crescere, e avverte che le turbolenze geopolitiche “ci stanno proiettando verso un “mondo unilaterale destabilizzato dalle rivalità delle grandi potenze, in un momento in cui imprese e leader di governo dovrebbero urgentemente focalizzarsi nella collaborazione per affrontare rischi condivisi“.

Lo studio, frutto di un sondaggio tra circa 1000 leader politici e industriali, sarà sul tavolo dei ‘big’ planetari che si riuniranno dal 21 al 24 gennaio a Davos per il summit annuale del World Economic Forum.

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Per questo, dal rapporto viene lanciato l’appello a “un approccio che tenga conto della diversità degli interessi, per mitigare i rischi in un momento in cui il mondo non può aspettare che la nebbia del disordine geopolitico si diradi da sola”.

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La classifica dei rischi globali viene stilata in termini di ‘probabilità” e di ‘impatto’.

  • NUOVI EQUILIBRI DEL POTERE, NO A NAZIONALISMI
    Il Global risk report 2020 pone l’accento sui “nuovi equilibri del potere”. Il risultato è un panorama geopolitico incerto, in cui le nazioni guardano a opportunità e sfide da una prospettiva unilaterale. “Quelle che una volta erano certezze relative alle strutture delle alleanze e dei sistemi multilaterali si stanno sgretolando poiché gli stati hanno iniziato a mettere in discussione il valore dei modelli consolidati, ad adottare posizioni più nazionaliste per il perseguimento di obiettivi individuali e a valutare le possibili conseguenze geopolitiche del decoupling economico”.
    “Al di là del rischio di conflitto, se le parti interessate si concentrano sugli immediati vantaggi
    geostrategici senza riorganizzare o adattare i meccanismi di collaborazione in questo periodo di incertezza, potrebbero perdere l’occasione di intervenire sulle priorità fondamentali”.
  • RISCHI PER LA STABILITA’ ECONOMICA, ALLARME DAZI
    Le ultime edizioni del Global Risks Report avevano segnalato pressioni verso il basso dell’economia globale causate da debolezze macroeconomiche e disparità finanziarie. Tali
    pressioni “hanno continuato a intensificarsi nel 2019, aumentando il rischio di stagnazione economica. Dazi contenuti, prudenza fiscale e solidi investimenti globali, una volta ritenuti fondamentali per la crescita economica, stanno cedendo il passo alle politiche nazionaliste praticate dai leader”.
    Anche i margini per lo stimolo monetario e fiscale “sono più ridotti rispetto agli anni precedenti alla crisi finanziaria del 2008-2009, con la conseguente incertezza sul funzionamento delle politiche anticicliche”. Quest’anno si prevede un clima economico di sfida: la community formata da molteplici stakeholder ritiene che lo “scontro economico” e la “polarizzazione politica nazionale” rappresenteranno i rischi principali nel 2020.
  • MINACCIA CLIMA E ACCELERAZIONE DELLA PERDITA DI BIODIVERSITA’
    Il cambiamento climatico sta colpendo più duramente e rapidamente del previsto. Gli ultimi cinque anni sono in lizza per il record di temperature, i disastri naturali stanno diventando sempre più gravi e frequenti e lo scorso anno ha fatto registrare condizioni meteorologiche estreme in tutto il mondo. Ipotesi allarmanti prevedono che le temperature globali cresceranno di almeno 3 C entro la fine del secolo, il doppio del limite fissato dai climatologi per evitare le più serie conseguenze economiche, sociali e ambientali. Agli effetti a breve termine del cambiamento climatico bisogna aggiungere anche l’emergenza planetaria che include la perdita di vite umane, le tensioni sociali e geopolitiche e l’impatto economico negativo.
    La “perdita di biodiversità” rappresenta il secondo rischio per impatto e terzo per probabilità nei prossimi dieci anni. Il tasso di estinzione attuale e’ da decine a centinaia di volte superiore rispetto alla media degli ultimi 10 milioni di anni ed è in costante accelerazione. La perdita di biodiversità ha implicazioni critiche sull’umanità: dal collasso dei sistemi nutrizionali e sanitari all’alterazione di intere catene alimentari.
  • LA FRAMMENTAZIONE DIGITALE
    Attualmente, oltre il 50% della popolazione mondiale ha accesso a Internet, circa un milione di persone vi accede per la prima volta ogni giorno e due terzi della popolazione globale possiedono un dispositivo mobile. Sebbene la tecnologia digitale offra enormi vantaggi economici e sociali alla maggior parte della popolazione mondiale, questioni quali la disparità dell’accesso a Internet, l’assenza di un modello globale di governance della tecnologia e la scarsa sicurezza informatica pongono rischi significativi. L’interruzione delle infrastrutture di informazione” rappresenta il sesto rischio per impatto nei prossimi anni fino al 2030.
  • NUOVE PRESSIONI SUI SISTEMI SANITARI
    I sistemi sanitari mondiali corrono il rischio di diventare inadeguati allo scopo. Le malattie non trasmissibili, come quelle cardiovascolari o mentali, hanno sostituito le malattie infettive come causa principale di morte, mentre la crescente longevità e i costi sociali ed economici per la gestione delle malattie croniche hanno messo sotto pressione i sistemi sanitari di molti Paesi. I progressi nei confronti delle pandemie sono minati dalla diffidenza verso i vaccini e dalla farmacoresistenza, che complicano sempre di più l’eliminazione definitiva di alcuni dei più feroci killer dell’uomo.
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