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DAVID ROSSI, UN SUICIDIO SEMPRE PIÙ MISTERIOSO. PARLA L’EX SINDACO DI SIENA

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Di Sara Falconieri. David Rossi. A distanza di quattro anni aumentano i misteri sul caso David Rossi. Un servizio mandato in onda dalle Iene nei giorni scorsi ha mostrato l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccinni che, ignaro di essere registrato, ha espresso i suoi dubbi sul suicidio del manager di Mps. Oltre ai dubbi sulla dinamica della morte di Rossi, hanno creato sconcerto le dichiarazioni di Piccinni su presunti festini cui avrebbero preso parte alcuni magistrati e dirigenti bancari, in vari modi coinvolti nella tragica vicenda.

Il 6 marzo 2013 il corpo di David Rossi venne trovato nel vicolo sotto la finestra del suo ufficio, nella sede principale della banca di Siena. L’ipotesi avanzata dai magistrati titolari del fascicolo Nicola Marini e Aldo Natalini fu fin da subito quella del suicido. Il capo della comunicazione di Mps si sarebbe quindi lanciato dalla finestra. Rossi era il braccio destro dell’ex presidente della banca Giuseppe Mussari, condannato nel 2014 per ostacolo alle autorità di vigilanza.

Solo due mesi prima della morte di Rossi era scoppiato il caso Mps, con la scoperta da parte dei nuovi amministratori della banca di un buco di 200 milioni di euro lasciato dall’ex dirigenza e che portò alle dimissioni di Mussari, eletto intanto alla presidenza dell’ABI. Uno scandalo bancario in cui però Rossi non era indagato.

Un caso chiuso con la sentenza di suicidio e riaperto nel 2015 quando, su richiesta della famiglia e soprattutto della moglie del manager, il Pm Andrea Boni aveva avviato l’inchiesta evidenziando molte falle nelle indagini e nei primi atti, considerati ai limiti della “sciatteria”. L’unico filmato esistente dalle telecamere di video sorveglianza, prima smarrito e poi “miracolosamente” ritrovato dal Pm, mostra l’impatto al suolo del corpo di Rossi. Impatto che, per la posizione del corpo, lascia pensare ad una spinta. Appare la figura sfocata di un uomo al telefono che si affaccia nel vicolo con Rossi ancora agonizzante per poi scomparire 40 minuti prima dell’arrivo dei soccorsi. Immagine che avvalorerebbe l’ipotesi del Pm di una manomissione.

Le ferite sul corpo, sembrate fin dall’inizio incompatibili con la caduta, non furono mai compiutamente analizzate. Inoltre i segni sul polso per lo stesso giudice Malavasi, firmatario della prima sentenza, suggerivano “piuttosto l’intervento di una azione di trascinamento dell’orologio dall’avambraccio verso la mano, compatibile con un afferramento, seguito da un trascinamento o da una sospensione”. E ancora: nessuna richiesta dei tabulati telefonici e dei video delle 12 telecamere interne ed esterne alla banca, i vestiti di Rossi prima sequestrati poi distrutti senza essere analizzati, nessun esame del DNA sul corpo e sugli oggetti, i fazzoletti sporchi di sangue nell’ufficio del manager distrutti senza essere esaminati. Nessuna identificazione delle persone presenti in banca al momento della caduta, né dell’uomo che si intravede nel video.

Suicidio fondato su una sola prova: le mail che Rossi aveva scambiato con l’allora amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola, in cui chiedeva un contatto con i Pm dicendosi “in grado di ricostruire gli scenari” e ricevendo in risposta il consiglio di contattare uno dei Pm perché “qualsiasi altra soluzione potrebbe essere male interpretata”.

Indagine archiviata una seconda volta dalla procura, per la quale, nonostante non ci fosse “prova certa oltre ogni ragionevole dubbio della ricostruzione» della morte del dipendente, il suo doveva ritenersi un suicidio.

La vedova di Rossi Antonella Tognazzi ha dichiarato al Corriere della Sera di “volere la verità, costi quel che costi”. Sul corpo di mio marito c’erano segni non compatibili con una caduta ma riconducibili a una colluttazione” ha ricordato, citando quanto scritto dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricata dalla procura.

Come lei, la città di Siena non crede al suicido.

La famiglia di Rossi continua a lavorare per la riapertura dell’indagine. Intanto, la procura di Genova ha aperto un fascicolo dopo le dichiarazioni di Piccinni.

È una storia in cui forse a qualcuno conviene non cercare finali alternativi.

Poi sono arrivate le dichiarazioni di Piccinini alle Iene. “Non spetta a me indagare” ha commentato l’ex sindaco, “Io so soltanto che, appena due giorni prima di morire, David mandò un messaggio a un alto dirigente di Monte dei Paschi avvertendolo che avrebbe raccontato tutto ai magistrati. Queste cose le vado ripetendo da anni.”

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