Datteri di mare in vendita in macellerie, calzaturifici e autolavaggi

Datteri di mare venduti in posti insospettabili: macellerie, pollerie, parcheggi, calzaturifici e autolavaggi. A Napoli la Procura di Torre Annunziata a la Capitaneria di Porto di Castellammare hanno intercettato il traffico illecito. I datteri hanno nomi in codice e prezzi d’oro. Nella rete anche minorenni, usati per la pesca di frodo. L’ultimo fermato, un 15enne. Ora al setaccio le acque della Costiera, le abitazioni e le attività commerciali sospette. 

Datteri di mare, illegalmente raccolti e smerciati tramite le più insospettabili attività commerciali: macellerie, pollerie, parcheggi, calzaturifici e autolavaggi. A connettere pescatori e venditori era sufficiente una semplice conoscenza diretta. Le diverse qualità di datteri venivano identificate da un nome in codice: “roba”, “situazione”, “cosi”, “piselli”, “fagiolini”, a seconda delle caratteristiche e del prezzo. 

Lo rivela “il Mattino” di Napoli, dando conto di una inchiesta condotta dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, da anni costantemente impegnate nell’attività di contrasto al fenomeno della pesca di frodo dei datteri di mare. 

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  • L’AREA
    Coinvolti nella rete criminale i comuni di Castellammare, Massa Lubrense, Scafati, Pompei. Da Castellammare la rete di distribuzione raggiunge il confine con la Francia. Le forze dell’ordine stanno passando al setaccio le acque della Costiera, e poi abitazioni e negozi dell’hinterland stabiese e vesuviano. 

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  • LA RETE
    Sarebbero decine i fiancheggiatori dell’organizzazione, tra i quali molti minorenni usati come “pali” o impegnati sott’acqua nella raccolta dei datteri. Pochi giorni fa, gli uomini della Capitaneria hanno fermato e bloccato un 15enne mentre estraeva diversi esemplari dalle rocce dell’Area marina protetta di Punta Campanella, nella Penisola Sorrentina. Nelle ultime settimane la Capitaneria di porto sta lavorando per quantificare il danno all’ecosistema marino e identificare i canali del mercato illegale.

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  • IL DIVIETO
    La pesca, la detenzione e il commercio di questo particolare tipo di mollusco sono vietati per legge, in tutti i Paesi dell’Ue, ai sensi dell’art.8 del Regolamento 1967/2006: “Sono vietati la cattura, la detenzione a bordo, il trasbordo, lo sbarco, il magazzinaggio, la vendita e l’esposizione o la messa in vendita del dattero di mare (Lithophaga lithophaga) e del dattero bianco (Pholas dactylus)“. Il motivo del loro divieto sussiste nel danno che le attività di pesca arrecano alle rocce e all’ecosistema marino nel complesso.

Lo sviluppo del mercato nero vede i datteri illegalmente commercializzati a prezzi elevatissimi, fino ai 150 euro al chilo.

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