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Dagli scarti agricoli una bio-pellicola per la frutta, l’idea di una startup italiana

Si chiama Agree ed è stata fondata da tre 30enni di Torino 

L’idea è nata da un bisogno quotidiano e dalla necessità di sostituire la plastica utilizzata per avvolgere la frutta e la verdura.

Così tre ragazzi di Torino – Arianna Sica, Gustavo Gonzalez e Irene Masante – hanno pensato di utilizzare gli scarti di riso, mais, nocciole e bucce dei pomodori per creare un bio-pellicola ottima per conservare frutta e verdura.

Nasce così Agree, una startup made in Italy che è tra le aziende finaliste del premio internazionale Green Alley Award 2021-2022, dedicato alla sostenibilità.

 

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Un gruppo dalle passioni e dalle competenze eterogenee – Arianna Sica studia Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio a Torino, Gustavo Gonzalez è dottore di ricerca in Ingegneria dei materiali e Irene è prossima alla laurea in Chimica e Biologia – che forse rappresenta il punto focale del loro successo.

 

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“Volevamo intrecciare le nostre competenze e i nostri interessi”, ha raccontato a Green&Blue Arianna Sica. “Ci siamo concentrati subito sul tema dello spreco alimentare e sulla fase che precede l’arrivo del prodotto al consumatore finale”.  

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Ally è il nome scelto per la biopellicola perché “volevamo riferirci a una sorta di alleanza tra il frutto e il rivestimento, un accordo tra vegetali”.

Si tratta di un rivestimento commestibile vegetal-based che mantiene la frutta e verdura fresca fino a 3 volte in più. Ally si può applicare sulla più comune frutta e verdura a rapido deperimento durante la fase distributiva, diminuendo gli sprechi e valorizzando le risorse necessarie per la produzione.

Le prossime tappe della giovane startup: brevetto e avvio di un test pilota.

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