Bullismo, cyberbullismo e minacce online si sono moltiplicate, anche a causa della pandemia. Quali  pericoli corrono i più giovani e come tutelarli?

Cosa è il cyberbullismo?

La legge 29 maggio 2017, nº71 definisce il Cyberbullismo come: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”

Identificabile come bullismo online, ovvero comportamento violento nei confronti di un soggetto odi un gruppo, spesso non in grado di difendersi o percepito come più debole. La natura online di questo tipo di comportamento consente, purtroppo, di attaccare a qualsiasi ora e in qualsiasi momento, con un impatto anche permanente negli anni. Si differenzia dal bullismo classico proprio perché risiede online su piattaforme di messaggistica, social network o chat di videogiochi, ed è per questo che è accessibile a chiunque. In sintesi il cyberbullismo è:

  • invasivo: il bullo può raggiungere vittima sempre ed ovunque;
  • persistente: il materiale online vi può rimanere per diversi anni;
  • ha una platea potenzialmente infinita: le persone che possono assistere agli atti di cyberbullismo sono potenzialmente illimitate.

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Esistono diverse forme di Cyberbullismo:

  1. Flaming e hate speech: caratterizzato dall’uso di messaggi violenti e volgari per creare “battaglie verbali” che incitano alla violenza o all’odio, nei confronti della vittima;
  2. Cyberstalking: si utilizza internet e tutta la tecnologia per perseguitare, intimidire, seguire e rintracciare in maniera frequente la vittima esercitando un controllo su di essa;
  3. Sostituzione di persona: è l’appropriarsi dell’identità virtuale di qualcuno per spedire messaggi, pubblicare dei post o realizzare altro tipo di azioni online al posto suo;
  4. Rivelazioni e doxing: pubblicazione di informazioni riservate e imbarazzanti su un altro. Il termine doxing viene usato per riferirsi alla pubblicazione senza consenso.

Gli effetti principali del cyberbullismo, oltre a quelli legati al classico bullismo, ovvero ansia, depressione, diminuzione del rendimento scolastico, sentimenti di isolamento, cambiamenti nelle abitudini alimentari e del sonno, abbassamento dell’autostima, aumento delle assenze scolastiche, perdita di interesse per hobby e altre attività, usare alcol e droghe per far fronte, ritiro da familiari e amici, sempre più preoccupante sta diventando quello dell’autolesionismo. Secondo uno studio, i ragazzi che sono stati vittime di cyberbullismo hanno il doppio delle probabilità di adottare comportamenti autolesionistici e di avere pensieri suicidi rispetto a quelli che non l’hanno subito.

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Come combattere il cyberbullismo?

Prevenirlo e combatterlo non è un gioco da ragazzi e richiede uno sforzo collettivo di sensibilizzazione. Per questo diverse aziende, influencer e personaggi famosi, hanno preso parte alla causa parlandone e partecipando a diversi progetti volti a sconfiggerlo. Prevenire però è sempre meglio che curare, per questo si può provare ad evitare di finire in questo orrendo giro di violenze non divulgando dati e informazioni sensibili sui social media e accettare come amici soltanto le persone che si conoscono veramente.

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Non postare foto o filmati imbarazzati, evitare il più il sexting (scambio di testi e/o immagini sessualmente espliciti in rete) e soprattutto i genitori devono parlare apertamente con i propri figli sulle modalità di utilizzo dei nuovi media.

Se nonostante ciò si finisce lo stesso in un giro di odio gratuito bisogna mettere al sicuro il materiale di prova: creare degli screenshot e salvare le immagini (attenzione ai contenuti illegali come la pornografia o le rappresentazioni di atti di violenza), cancellare i contenuti o farli cancellare dai gestori della piattaforma, bloccare e segnalare il molestatore nel social network corrispondente (segnalazione di abuso), rivolgersi ad insegnanti, superiori o altre persone di fiducia e nei casi gravi presentare denuncia alla polizia.

Di Beatrice Soverini

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