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Cyberbullismo, Castagnola: “Genitori condividano esperienze online con i minori”

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Bullismo, cyberbullismo, minacce online si sono moltiplicate e la cronaca nazionale e locale ha riportato numerose vicende di giovani che, in molti casi, non hanno retto. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Iside Castagnola, del Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico. Intervista a cura di Alessandro Di Liegro.

La pandemia di Covid ha avuto conseguenze estremamente gravi su giovani e giovanissimi che nemmeno il rientro nelle classi ha limitato

E’ importante che i genitori sappiano che i loro ragazzi, al di sotto dei 13 anni, non possono avere un account social – afferma Iside Castagnola, Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico È un importante filtro per proteggere e mettere in sicurezza i più piccoli. Moltissimi bambini inseriscono con i genitori una data falsa e subiscono challenge e adescamento online. Internet è piena di persone che si approfittano della sensibilità dei bambini”.

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Cosa possono fare i genitori, che magari non hanno nemmeno le chiavi per comprendere quello che sta accadendo ai loro figli? “Uno dei consigli che mi sento di dare ai genitori è di dare poche regole ma chiare. Si inizia l’alfabetizzazione digitale sin da piccoli – prosegue Castagnola – Nei primi due anni il bambino può navigare su internet con strumenti adeguati, accompagnati dai genitori. I genitori potrebbero inserire un parental control per visualizzare i siti dove vanno i loro figli. Possono condividere le password per arrivare in aiuto ai ragazzi”.

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Quali sono i fenomeni più preoccupanti dell’abuso di internet da parte dei minori? “Una delle cose che mi addolora è vedere statistiche sul bumping, fenomeno per cui i ragazzi navigano di notte, lo fa il 27% dei ragazzi – continua Castagnola – Abbiamo una percentuale grandissima di ragazzi che al mattino registrano distrazioni, sono irritabili, hanno crisi epilettiche. Internet non deve diventare una trappola, perché poi può diventare una dipendenza”.
“Abbiamo 125mila ragazzi autoreclusi, confondono la vita reale con quella virtuale. Anche i genitori a volte si vergognano – conclude – Al Gemelli c’è un’equipe che segue i ragazzi e le famiglie affetti da dipendenza da internet è importante chiedere aiuto finché si è in tempo”.

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