Salute

Cromo Esavalente, una delle sei sostanze inquinanti più pericolose al mondo

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Cromo Esavalente. 16 milioni di persone a rischio.

Il cromo. Un metallo duro, lucido, di colore grigio acciaio che fonde con molta difficoltà ed è resistente alla corrosione.

In natura, è composto di tre isotopi stabili: 52Cr, 53Cr e 54Cr.

Il 52Cr è il più abbondante (abbondanza naturale 83,789%).

Il cromo di per sé non è una sostanza pericolosa o inquinante, si tratta più che altro di un “elemento di transizione” che si può trovare nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr(III) ed esavalente Cr(VI).

La prima, è considerata una forma oligonutriente essenziale, necessaria per il corretto metabolismo degli zuccheri nel corpo umano ed è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa.

Le forme, trivalente ed esavalente, sono molto diverse invece.

La forma trivalente è presente in diversi composti di origine industriale (in particolare cromati e tiolati) ed è considerata altamente tossica.

La forma esavalente “sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stata classificata dalla IARC come cancerogena per l’uomo (classe I)”.

Il cromo esavalente è principalmente utilizzato nelle concerie o nelle industrie che si occupano di lavorazione di metalli, saldature in acciaio inossidabile, produzione di cromati e della manifattura di pigmenti di cromo.

Ad oggi circa la metà delle concerie industriali del mondo sono situate in Paesi a reddito medio-basso.

I coloranti giallo, arancione e rosso infatti, molto spesso contengono pigmenti di cromo.

Di conseguenza, tracce di questa sostanza possono essere trovate nel cuoio conciato con solfato di cromo, nelle pentole in acciaio inox e nel legno trattato con bicromato di rame.

A seconda del percorso di esposizione, il cromo può causare danni al sistema respiratorio e a quello gastrointestinale.

Diversi studi sugli effetti del cromo sulla salute, hanno dimostrato che l’esposizione al cromo esavalente “è una delle possibili cause di tumore al polmone”.

Il nostro apparato respiratorio viene subito individuato come il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena e “l’esposizione professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante inalazione”.

L’ingestione – riportano gli studi – “sarebbe invece meno critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente”.

A livello intracellulare infine, la tossicità della forma esavalente “si manifesta soprattutto con le numerose alterazioni molecolari e strutturali provocate dalle forme instabili [Cr(V) e Cr(IV)] e stabili [Cr(III)] derivanti dal processo di riduzione”.

 

Principali impieghi industriali del cromo esavalente:

  • Cromatura galvanica che “prevede l’utilizzo di composti di Cr(VI) per proteggere dalla corrosione, migliorare l’estetica ed indurire pezzi meccanici in ferro o acciaio o per riportarli a spessore dopo rettifica (per esempio, gli inserti mobili degli stampi per l’estrusione dell’argilla nell’industria laterizia)”;
  • Saldatura ad arco di acciai speciali con elettrodi ad alto tenore di cromo;
  • Produzione e tintura con colori ed inchiostri contenenti pigmenti a base di cromato”.

Ma l’esposizione ai composti del cromo esavalente può avvenire anche “durante l’applicazione e la fabbricazione di pesticidi, di cemento portland ed in alcuni rami industriali minori”.

Recentemente, la Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale ha riassunto nelle sue linee guida i valori limite di esposizione professionale (VLP) ed i valori limite biologici equivalenti (BLV) per il cromo esavalente e i suoi composti.

 

Nel documento, si fa presente che:

  • “il Threshold Limit Value (TLV®) fissato dall’ACGIH è 0.05 mg/m3 nell’aria, portato a 0.01 mg/m3 per i composti del Cr(VI) insolubili”;
  • “l’OSHA (Occupational Safety & Health Administration, USA) ha aggiornato nel 2006 i limiti di esposizione industriale a Cr(VI) in tutte le sue forme e composti: 0.0025 mg/m3 è l’action level e 0.005 mg/m3 il PEL (Permissible Exposure Limit), calcolati come concentrazioni medie pesate in un turno lavorativo di 8 ore (TWA)”.

Oltre al monitoraggio biologico mediante dosaggio del cromo urinario, è possibile fare un monitoraggio anche del condensato dell’aria espirata (CAE).

L’uso del CAE “ha aperto la possibilità di determinare la dose al bersaglio e gli effetti precoci in lavoratori professionalmente esposti di elementi metallici pneumotossici, come Cr(VI) e cobalto”.

Nel fact sheet si possono trovare i risultati di alcuni studi relativi ai livelli di cromo nel CAE di lavoratori esposti ed alcune tabelle relative a ipotesi sulla tossicocinetica nelle vie aeree e ai meccanismi di tossicità a livello cellulare.

Come per altri agenti cancerogeni anche in questo caso ogni forma di misura di prevenzione e protezione deve prevedere innanzitutto una corretta valutazione del rischio mediante monitoraggio ambientale e personale dell’esposizione e una informazione/formazione degli addetti ai lavori sui rischi legati all’attività, sulle loro conseguenze e sulle precauzioni da adottare per agire in sicurezza.

 

Tra i sintomi e i segni da esposizione al cromo si annoverano:

  • eruzioni cutanee
  • indebolimento del sistema immunitario
  • alterazone del materiale genetico
  • problemi respiratori
  • danni a fegato e polmoni
  • problemi di stomaco e ulcera
  • sinusiti
  • dolore gastrico
  • dolore intestinale intenso
  • vomito
  • nausea
  • diarrea
  • febbre
  • vertigini
  • crampi muscolari
  • diatesi emorragica
  • nefrite tossica
  • insufficienza renale
  • emolisi intravascolare
  • insufficienza cardiaca
  • epatopatie
  • insufficienza multi organo
  • coma
  • morte

 

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