Economia

CRIPTOVALUTE SOTTO ATTACCO. STOP DALLA CINA. BITCOIN, RIPPLE, ETHEREUM A PICCO

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Roma. È attacco al criptomondo. Si teme il crollo a picco per le monete virtuali dopo i colpi subiti da Cina, Francia, Germania e Sud Corea, che in questi giorni hanno fatto scendere il valore delle maggiori protagoniste del mondo della finanza.

Bitcoin cade e va sotto i 12 mila euro, toccando gli 11.730 dollari sulla Borsa di Bitstamp, con una perdita del 14% in una sola giornata. Un valore che la regina delle criptovalute non vedeva dal 22 dicembre scorso. Non da meno le altre concorrenti sul mercato, Ethereum perde il 17% arrivando alla soglia dei mille dollari, in picchiata del 20% anche Ripple a 1,43 dollari.

Ma cosa è successo?

A far tremare il mondo cripto, le notizie arrivate dai Paesi che sembrerebbero intente ad abbatterlo. Prima tra tutti la Corea del Sud, che messo un freno alla diffusione delle criptovalute vietando gli scambi sui mercati nazionali anche a istituzioni finanziarie e cittadini stranieri. Una decisione drastica che non risparmia quindi le sei banche coreane che sul mondo cripto ci avevano puntato, dando il via all’offerta di conti denominati in criptovalute, che per di più si scontrava con la normativa antiriciclaggio. Un duro colpo, soprattutto perché quello del sud Corea è il terzo mercato al mondo per la moneta del web.

Schierata sul fronte tradizionalista anche la Cina, che colpisce e affonda tutti i siti web e le app che hanno a che fare con le piattaforme di scambio di moneta criptata. Perchè? A rivelarlo è Bloomberg partendo da una dichiarazione top secret secondo cui Pechino vorrebbe chiudere agli investitori cinesi le porte delle piattaforme di criptovalute che permettono scambi centralizzati. Il Wall Street Journal ha dichiarato che la Cina avrebbe intenzione di bloccare il mining, il processo di creazione delle nuove criptomonete, per contrastare l’attività di riciclaggio ed evitare rischi finanziari. Secondo colpo al cuore del criptomondo, radicato proprio nel territorio cinese. Almeno l’80% dei pc mondiali che hanno avviato la creazione di nuova valuta digitale tra la fine del 2017 e oggi si trovano in Cina, il che ne fa un anello fondamentale della catena.

Novità che però non spaventano i “minatori” di criptovalute, che hanno iniziato a considerare un trasferimento di zona già da settembre, con la legge asiatica che aveva bloccato il trading online di Bitcoin & Co. e vietato le Ico, offerte iniziali di moneta sul mercato.

E Francia e Germania?

Sono le ultime arrivate sul fronte anti crypto. Una nuova regolamentazione tiene gli occhi aperti sulle valute digitali in Francia, su imposizione del ministro delle Finanze Bruno Le Marie che inizia a temere evasioni fiscali e finanziamenti ad attività illegali, anche terroristiche.

“Le criptovalute dovrebbero essere regolamentate a livello globale, – ha detto Joachim Wuermeling, consigliere d’amministrazione della tedesca Bundesbank  – in quanto le singole nazioni hanno poteri limitati per controllare le attività internazionali”. D’altronde, Bitcoin e compagnia sono valute senza padrone e senza regole, un buco nero per la finanza tradizionale che teme di farsi sfuggire la situazione di mano.

Insomma, sembra che gli Stati e le Banche si stiano muovendo, mettendo qualche sgambetto al sistema che vuole annientare proprio la tradizione finanziaria. Peccato che proprio le criptovalute e la nuova tecnologia blockchain sembrano essere entrate ormai nella mente di molti.

Chi avrà la meglio?

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