Economia

CRIPTOVALUTE E ROBOT TRADER. TELEGRAM, KODAK, ICED TEA ASSALTO ALLA FINANZA BLOCKCHAIN

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Roma. A gestire buona parte dei nostri investimenti in Borsa oggi sono computer e algoritmi e lo fanno a tempi da record e con l’ausilio dei robot. A dirlo, le stime attendibili di colossi finanziari come la JpMorgan, secondo cui ci almeno il 60% dei volumi degli investimenti a Wall Street verrebbero proprio da robot-trader.

Insomma, scegliere se acquistare o vendere azioni sul mercato con il capitale degli investitori non sarebbe mai stato così semplice e veloce. Il computer raccoglie automaticamente tutta l’informazione disponibile, butta i big data utili dentro algoritmi complicatissimi realizzati ad hoc ed ecco comparire il risultato.

Nessun entusiasmo per i trader umani che dopo una vita dedicata allo studio delle dinamiche economiche e finanziarie e dei loro rischi, si ritrovano licenziati dai colossi bancari Goldman Sachs e JpMorgan e rimpiazzati dall’intelligenza artificiale. I robot non sono sensibili alle paure, non hanno incertezze né possono fare scelte puramente egoistiche. Un fatto certamente positivo per evitare conflitti di interesse e scansare il rischio di speculazione.

Quindi possiamo stare sicuri?

Non esattamente. Anche l’intelligenza artificiale cade nella stupidità, commettendo non poche gaffe sul mercato. Perchè è vero che i robot assorbono tutta l’informazione, ma è anche vero che non sanno distinguere quella autentica dalle fake news.

Ne è un esempio l’enorme vendita di azioni Apple dello scorso ottobre ordinata dagli algoritmi, dopo la diffusione per errore di una notizia falsa dall’Agenzia Dow Jones Newswire, secondo cui “in una mossa sorprendente per chiunque, Google ha annunciato che comprerà Apple per 9 miliardi di dollari”. Un’informazione decisamente poco realistica, dato che Apple a ottobre valeva oltre cento volte di più. Notizia a cui i robot avevano abboccato, dando il via alla vendita di azioni, poi bloccata dai titolari dei soldi dopo essersi accorti del grave errore. Altro caso quello del 2013, quando l’agenzia americana Associated Press aveva parlato sul suo Twitter di un’esplosione alla Casa Bianca in cui il presidente Obama sarebbe rimasto ferito. Peccato fosse tutta opera di un hacker a cui i robot-trader però non avevano esitato a dare retta, con conseguente crollo immediato e insensato dei listini america.

Insomma gli errori non mancano e potrebbero allarmare anche il mondo blockchain delle criptovalute, oggi protagoniste della finanza mondiale. La valuta digitale infatti non ha cuore, nessuna unità centrale di gestione. Il sistema naviga sul web, spalmato sui computer di tutto il mondo e reso impenetrabile grazie alla crittografia.

Una tecnologia che sta miracolosamente salvando aziende che fino a qualche mese erano sull’orlo della bancarotta. A dicembre l’americana Long Island Iced Tea, passata da un bilancio in perdita ad un +289% sul titolo in Borsa in pochi minuti dopo l’evoluzione in Long Blockchain Corp. Più recente, la Kodak, quasi in fallimento e ora in grande recupero dopo il lancio della sua criptovaluta pochi giorni fa.

E ora sulla buona strada sembra essere Telegram, famoso antagonista di Whatsapp, pronto a lanciare la sua neo-criptovaluta e la sua rete blockchain, sfruttando il tutto nei pagamenti interni all’app. Si chiama Telegram Open Network (TON) e anticipa di voler battere addirittura Bitcoin.

Insomma, il mondo della tecnologia corre e conquista ogni campo. Ma dove vuole arrivare?

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