Cozze con microchip per monitorare l’inquinamento del Lago d’Orta

Il direttore dell’Ecomuseo del Lago D’Orta, Andrea Del Duca, a TeleAmbiente racconta il progetto RisOrta e i suoi obiettivi.

Le cozze del Lago d’Orta, in Piemonte, sono considerate una specie sentinella perché sono estremamente sensibili agli agenti esterni. Per questo motivo è stato deciso di munirle di microchip e utilizzarle per monitorare la qualità delle acque del lago.

Il progetto pilota dal nome RisOrta è stato implementato dall’Ecomuseo del lago d’Orta e dall’Istituto di ricerca sulle acque di Verbania Pallanza del Cnr.

“Le cozze – spiega a TeleAmbiente Andrea Del Duca, direttore dell’ecomuseo del Lago D’Orta e Mottarone – sono una specie che era presente nel lago prima dell’inizio dell’inquinamento degli anni 20 del Novecento e poi scomparse proprio durante tutto il periodo di sversamento fino agli anni Ottanta. Poi sono tornate spontaneamente nel lago D’Orta”. 

Le cozze del Lago, dunque, saranno munite di sensori che consentiranno di misurare le loro risposte alle condizioni ambientali. In questo modo gli scienziati del Cnr saranno in grado di avere una fotografia costante e in tempo reale dello stato di salute del lago e dunque di ricevere immediatamente notizie sulla presenza di agenti inquinanti.

“Serviranno ad analizzare due tipi di problematiche – spiega ancora Del Duca – perché serviranno a capire se c’è presenza nei sedimenti del lago di metalli che si sono depositati nel periodo dell’inquinamento e poi per monitorare eventuali cambiamenti legati a sversamenti o altre attività antropiche”.

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Le acque del lago sono soggette all’inquinamento degli anni Ottanta

Il motivo per cui questo tipo di esperimento è tanto importante sta nella storia recente del lago d’Orta. Fino agli anni Ottanta, infatti, il lago è stato sottoposto a  sversamenti di liquami e altri scarti provenienti da un’azienda piemontese.

Nonostante una bonifica che ha risanato completamente le acque, i sedimenti rimangono ancora inquinati dai metalli pesanti. Dunque le acque superficiali sono in costante rischio inquinamento a causa della risalita dei metalli pesanti che potrebbe essere causata da agenti esterni come il moto ondoso, il ruscellamento e l’accesso dei bagnanti.

Da qui l’importanza dell’uso dei bivalvi come le cozze del lago d’Orta che sono molluschi filtratori che vivono infossati nei sedimenti dei fondali.

Questi, infatti, oltre a inviare dati sulla salute delle acque tramite i microchip, agiscono anche da depuratori naturali. Le cozze filtrano grandi volumi d’acqua e rimuovono le sostanze tossiche grazie alla capacità di accumularle e depositarle nei loro organi in forma non tossica.

Inoltre sono in grado di migliorare le condizioni dei sedimenti e rendere l’habitat più idoneo anche per altre specie, aumentando la biodiversità dell’ecosistema.

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