Appare sempre più stretta la relazione tra inquinamento e diffusione del virus. I risultati delle ricerche mostrano gli effetti nelle aree urbanizzate e industrializzate. Brusaferro:La riduzione delle polveri sottili fa parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030”.

Potrebbe esserci una relazione tra la diffusione del Covid-19 e la presenza di agenti inquinanti nelle zone poste sotto osservazione, nello specifico il particolato (noto come pm10 e pm2,5).

Questo è il risultato dello studio portato avanti da numerosi istituti di ricerca, come il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC) in collaborazione con l’ISS e da prestigiose università che hanno dato un solido fondamento a queste ipotesi.

Inquinamento, quanto ha reso il covid-19 ancora più letale?

Il fattore principale preso in considerazione per lo studio è l’incidenza tra la mortalità e la concentrazione di inquinanti atmosferici (pm10 e pm2,5) nelle zone del nord Italia come Lombardia, Piemonte e Veneto.

Ciò che lega queste aree è l’elevato tasso di industrializzazione e la conseguente produzione di polveri ultra-sottili, elemento in comune con Wuhan, epicentro dell’epidemia nella regione dell’Hubei, la più industrializzata della Cina.

Risultati simili sono stati ottenuti anche dall’università di Harvard, che ha svolto una ricerca (coinvolgendo circa tremila contee) nella quale si analizzavano dati su decessi, variabili socio-economiche e caratteristiche territoriali, ambientali e climatiche.

Covid-19, confermata la pericolosa relazione con le polveri sottili

Questo studio volge lo sguardo soprattutto alla qualità dell’aria che risente delle eccessive emissioni industriali spesso non controllate. In ambienti con alto tasso di inquinamento è più facile sviluppare malattie cardiovascolari che andrebbero ad aggravare e rendere più aggressiva l’infezione da Sars-Cov-2.

Grazie al confronto tra dati clinici e ambientali è stato possibile rilevare che all’aumento del livello di inquinamento corrisponde un incremento di sintomi, sempre più gravi. “È possibile che livelli di inquinamento ambientale maggiori abbiano reso le persone infette più suscettibili alla progressione di Covid-19” come sostiene l’epidemiologo ambientale Francesco Forastiere (Cnr, King’s College, Londra).

La lotta alle polveri sottili e l’impegno per garantire una qualità dell’aria sempre migliore sono tra gli obiettivi all’interno dell’Agenda delle Nazioni Unite, come sottolineato dal presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro:La riduzione delle polveri sottili […] fa parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030”.

Ad oggi una riduzione delle emissioni inquinanti costituirebbe un elemento significativo nell’arsenale a disposizione per contrastare l’avanzata del Covid-19.

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