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Paola Cortellesi legge una lettera al Padreterno: “Fa finì st’epidemia” VIDEO

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Covid-19. Una ‘lettera al Padreterno’, è quella che legge Paola Cortellesi in un video che sta girando in queste ore sui Social.  Nella lettera, scritta in dialetto romano da un’amica dell’attrice romana, un ‘uomo’ , stanco e distrutto dall’emergenza Covid-19, chiede l’intervento divino per mettere fine alla pandemia, assicurandogli che l’uomo ha imparato la lezione.

https://www.facebook.com/giuliana.damico/videos/10220140433213751/

Lettera al Padreterno

Proprio come le formiche

Famo ponti, muri e dighe

C’affanniamo come pazzi

a fa le guerre, arma’ li razzi

bombardamo co li droni

li cattivi contro i boni.

 

S’adunamo poi a milioni

pe fa le rivoluzioni.

Turismo, un settore in ginocchio con tempi di ripresa più lunghi di altri

Controllamo da remoto

i satelliti e le foto de tempeste, de uragani, de cicloni e tsunami

lo capisci padrete’

che co ste opere imponenti

ste invenzioni divertenti

c’era parso de sape’

molte cose più de te.

 

Proprio come fa’ er pavone

co le piume tutte aperte

co quell’aria da sbruffone

l’homo sapiens se diverte a sfida’ madre natura

e senza n’ombra di paura

senza manco n’incertezza

che le spiagge le ha coperte de liquami

de monnezza.

 

Ha inquinato mari e fiumi

‘ndo li pesci so digiuni

tra la plastica e le cicche

tra tubetti di pasticche.

 

So’ bollenti le marmitte sull’asfalto che se squaglia

e pia foco come paja

che sto caldo eccezionale

fa fiori’ er pesco a Natale.

 

Poi co bombe e baleniere

ha purgato specie intere.

 

Le onde nostre nun so mare

so dei sonar

per stanare le creature degli abissi

che ce fanno i stoccafissi.

 

I piromani i conosci?

Ah, quelli incendiano li boschi

provocando le alluvioni, nubifragi e li monsoni.

 

Pure l’orsi so’ stremati,

che li ghiacci se so sciorti

e li lupi ormai affamati

stanno a valle

mezzi morti.

 

Padre mio, scusa li toni

ma lo so che me perdoni

si te dico francamente

st’omo tuo non vale niente.

Semo meno de no schizzo,

dello spruzzo su quel muro

e sapemo pe sicuro che ce basta no starnuto,

na risata con no sputo

che la vita è buio e vetro,

tutto in meno de un minuto.

 

Boccheggiamo a testa indietro

ce trovamo da San Pietro

manco er tempo de un saluto.

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Senza un bacio semo morti

n’animi più ottusi e storti

arroganti e presuntuosi

tra movida e pub chiassosi

noncuranti del dolore

della gente che soffriva

troppo aridi d’amore

su un pianeta che spariva

tra li scopi der motore de na moto che partiva.

 

Ce tenevo che sapessi

che sta manica de fessi

senza un filo d’umiltà,

che tu chiami umanità,

ha capito la lezione

sotto i colpi der bastone.

 

I bastardi del creato, noi

sta razza maledetta

quarche cosa l’ha imparato

e je toccato fallo ‘nfredda.

 

Nun ha senso proprio niente

Si nun poi sta co la gente.

 

Basta Dio, so’ disperato

damme fiato

damme ‘nprato

damme er vento sulla pelle

dammi l’occhi suoi, du stelle

l’aria fresca de collina

o der mare, che è salina

damme l’erba sotto i piedi

e un pallone con du reti

ortre a ‘n campo ben rasato

l’orizzonte sconfinato nel tramonto della sera

e la calma, quella vera.

 

Tu da solo tutto puoi

tu, che non sei come noi

fa fini’ st’epidemia

che scompaia, vada via.

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Ce lo sai, semo imperfetti

ma lo vedi tra li letti

c’è l’amore mo’,

nun manca

grande come la speranza

oltre i vetri, in quella stanza

della gente in tuta bianca

che combatte senza sosta

sto nemico che li sfianca

che je sta rompendo l’ossa.

 

Se ci aiuti,

vinceremo sta battaglia eccezionale

contro un virus, che è letale.

 

M’emoziono adesso

e tremo

che quest’essere mortale

a cui il male ha messo un freno

po’ fa cose straordinarie,

si capisce che è terreno.

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