RifiutiSalute

Covid-19, Corepla e Conai scrivono a Conte: raccolta rifiuti da imballaggio a rischio

Condividi

Covid-19. Accanto all’emergenza Covid-19 per l’Italia potrebbe arrivare l’emergenza rifiuti. È l’allarme lanciato da Co.Re.Pla. e  tutti gli altri  Consorzi Conai che parlano di “problemi indifferibili per l’intera filiera della gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio”.

Per questo i Consorzi, alla luce del suo ruolo nel supporto dei Comuni italiani e cittadini nelle operazioni di raccolta, riciclo e recupero di questi rifiuti, hanno già inviato una lettera al premier, al Capo della Protezione Civile, ai ministri competenti e al Presidente dell’Anci.

Obiettivo: un immediato confronto con Governo e Regioni per scongiurare il pericolo della saturazione delle filiere.

Il Conai paventa il “rischio che si possa arrivare a una sospensione del ritiro dei rifiuti urbani”. Insomma, l’emergenza sanitaria e il conseguente rallentamento di alcune attività industriali, il blocco totale di molte altre, stanno inceppando la filiera della raccolta differenziata.

Ciò determina la saturazione degli stoccaggi sia di impianti di riciclo (al collasso una trentina di piattaforme di separazione delle plastiche) sia dei termovalorizzatori (60 in Italia, concentrati per lo più al Nord).

La situazione, a quanto sembra, è più fragile al Sud, poiché quest’area del Paese è dotata di un minor numero di impianti.

Plastic free e Covid-19, dovremo ripensare il concetto di usa e getta?

“La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata con conseguenze gravissime sull’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato – afferma il presidente Giorgio Quagliuolo– stiamo galoppando verso una grave emergenza che questa volta interessa l’intero territorio nazionale”.

“Il problema è molto semplice – spiega il presidente di Corepla, Antonello Ciotti – quando il cittadino fa la raccolta differenziata, tutto quello che il cittadino mette nei cassonetti o nel porta a porta viene portato in dei centri di selezione”.

“Qui avvengono due operazioni molto importanti: – aggiunge – la prima, che viene pesato il quantitativo totale che ogni singolo comune conferisce agli impianti di selezione (perché i comuni vengono ricompensati con circa €300 a tonnellata per tutto quello che conferiscono). Questo nel giro di un anno è equivalente a circa 400 milioni di euro che tornano ai Comuni. La seconda operazione è che tutti gli imballaggi vengono suddivisi per tutte le plastiche che lo compongono, per esempio il pet. La bottiglia viene divisa, separata dal tappo. Nei vari imballaggi, anche i più complessi si cercano di dividere i vari polimetri tra di loro e le bottiglie stesse vengono divise per colore (ci sono tre grossi gruppi di colori)”.

“Tutti questi prodotti che escono dalla raccolta differenziata – sottolinea ancora il presidente Corepla – attualmente non trovano dei compratori perché gran parte dell‘Industria è bloccata per il decreto, chiaramente del covid-19, e non trovando la possibilità si spedire, i nostri centri di selezione hanno saturato la loro capacità di stoccaggio. Queste capacità di immagazzinamento e di stoccaggio, sono determinate in modo molto puntuale dalle regioni, per cui non possono venir superate”.

“Ecco allora – conclude Ciotti – che abbiamo una raccolta differenziata che continua ad arrivare e una vendita dei prodotti selezionati che in qualche modo è bloccata per cui il sistema in qualche modo si blocca perché l’entrata continua ma l’uscita è ferma”.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha chiarito: “Siamo in prima linea anche per affrontare i problemi che il Covid19 sta determinando nel campo dei rifiuti, anche in riferimento a quelli ospedalieri. Abbiamo prodotto una serie di indicazioni, considerando le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Le Agenzie regionali hanno approvato all’unanimità le linee tecniche redatte”.

Ma cosa ostacola il processo di raccolta differenziata e riciclo?

Per la plastica, le maggiori criticità si registrano nella gestione degli scarti non riciclabili, ossia il plasmix.

Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, infatti, si sta azzerando la possibilità di utilizzo finale del plasmix (60%) nei cementifici, che lo usano come collante, a causa della chiusura di questi ultimi.

Quanto alla plastica riciclata – pari al 45,5% del materiale immesso al consumo nazionale – viene di solito esportata, con quote significative. Ma tali esportazioni sono sospese.

Poi c’è la plastica che viene riciclata dall’industria italiana, in prima fila quella del giocattolo e dell’arredo urbano, ma queste aziende oggi sono chiuse perché non considerate strategiche.

Coronavirus, le spiagge di Hong Kong sono colme di mascherine monouso

I rifiuti di imballaggi in acciaio, vengono di solito raccolti in piattaforme (rottamài) e riciclati nelle acciaierie: ne sono chiuse – dice il Conai – quattro su cinque.

Lavora solo una acciaieria in Sicilia che riesce così a garantire uno sbocco per il materiale che arriva da Puglia, Calabria e Sicilia stessa. Il punto critico per l’acciaio sono i rottamai, ultimo passaggio prima dell’acciaieria: questi non hanno autonomia e presto dovranno interrompere i ritiri.

Processo inceppato anche per gli imballaggi in alluminio: delle 3 fonderie di cui si avvale Cial (il consorzio aderente a Conai per l’alluminio), una è chiusa.

Un’altra, quella di Bergamo, lavora a ritmo ridotto. Le cartiere hanno problemi di tipo logistico, in particolare nella fascia adriatica, per la mancanza dei ritornisti, trasportatori senza carico al ritorno che quindi non sono disponibili o lo sono a costi elevati.

Per quanto riguarda il legno, “tutti i pannellifici hanno chiuso”, segnala il Conai – in pochi giorni anche le piattaforme del legno si satureranno.

Solo per il vetro non ci sono problemi: le vetrerie lavorano e richiedono molto materiale. Alle difficoltà registrate nelle aziende che ritirano e riutilizzano materiale recuperato, poi, si aggiungono quelle di carattere sanitario per chi lavora negli impianti di gestione dei rifiuti, il cui impegno è essenziale alla collettività.

Plastica, Ethique è la prima azienda a creare prodotti per la cura del corpo senza produrre rifiuti

Almeno quattro modifiche alle norme in vigore:

  1. aumentare la capacità annua e istantanea di stoccaggio di tutti gli impianti già autorizzati alle operazioni di gestione dei rifiuti, fino a raddoppiarla.
  2. aumentare anche la capacità termica consentita dalla legge di tutti i termocombustori esistenti, fino a saturazione
  3. semplificare le procedure burocratiche necessarie per l’accesso alle discariche
  4. autorizzare spazi e capacità aggiuntive per il trattamento e lo smaltimento delle frazioni non riciclabili, che in questa fase non trovano sbocco nella termovalorizzazione”.

Provvedimenti che sono stati adottati in passato in precedenti fasi emergenziali.

È bene ricordare che in Italia il sistema di recupero e riciclo degli imballaggi ha raggiunto livelli da primato: se l’Europa chiede infatti che venga riciclato il 65% degli imballaggi entro il 2025, l’Italia ha già raggiunto nel 2019 il 71,2%, una quota superiore a 9 milioni e mezzo di tonnellate.

La difficile gestione del sistema in tempi di epidemia si complica ulteriormente in seguito all’aumento degli imballaggi prodotti e utilizzati.

Si calcola che nell’ultimo mese la domanda di imballaggi sia cresciuta più del 30% nel Paese, in seguito evidentemente al forte incremento dei consumi alimentari.

(Visited 90 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago