CORTE UE FRENA BIOTECNOLOGIE, PER PIANTE E ANIMALI BIOTECH STESSE REGOLE DEGLI OGM

Biotecnologie. Stesse norme e restrizioni previste dalla direttiva Ue sugli Ogm anche per piante e animali nati con le nuove biotecnologie, come l’editing del genoma.

A stabilirlo è una sentenza della Corte di Giustizia Ue, per la quale i rischi legati all’impiego delle nuove tecnologie sono simili a quelli derivati dalla diffusione degli Ogm.

Considerata la loro relativa accessibilità – spiega la sentenza – questi metodi consentono di produrre varietà geneticamente modificate ad un ritmo e in quantità non paragonabili a quelli risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali.

E per questo vanno equiparati agli ogm dal punto di vista normativo: stesse procedure e regole per l’autorizzazione, commercializzazione ed etichettatura.

La sentenza riapre un acceso dibattito, che si originò circa 10 anni fa quando a Bruxelles si iniziò a parlare di nuove tecniche di ingegneria genetica, tra le organizzazioni agricole più vicine alle imprese, il settore del biotech e delle sementi da una parte e gli ambientalisti, l’agricoltura di piccola scala e il biologico dall’altra.

I primi chiedevano da sempre un’accelerazione sulle nuove varietà vegetali, grazie appunto all’ultima generazione di tecniche dell’ingegneria genetica, i secondi invece hanno sempre messo al primo posto l’importanza del principio di precauzione.

La sentenza insomma, segna una vittoria per i secondi.

“Il rilascio di questi nuovi Ogm nell’ambiente senza adeguate misure di sicurezza sarebbe stato illegale e irresponsabile” – ha detto Greenpeace – perché l’editing genetico “può portare a effetti collaterali indesiderati”.

Per Slow Food Europa invece una mancata equiparazione con gli Ogm “sarebbe stata devastante per i cittadini e l’agricoltura su piccola scala che rispetta l’ambiente e la biodiversità”.
“L’impiego di ogni nuova tecnologia può essere valutato solo nel rispetto del principio di precauzione” – ha commentato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, mentre per il numero uno di Confagricoltura Massimiliano Giansanti la sentenza traccia “di fatto una distinzione netta tra tecniche tradizionali ed innovative che penalizza queste ultime”.

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