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Coronavirus, il Virunga National Park chiude per evitare il contagio dei gorilla

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Il Virunga National Park in Congo ha vietato l’ accesso ai visitatori fino al 1° giugno per evitare che i gorilla di montagna vengano contagiati dal coronavirus.

Mentre il coronavirus continua ad infettare sempre più persone nel mondo, gli animalisti sono preoccupati per i rischi che potrebbe avere il virus su una specie “a rischio estinzione“: i gorilla di montagna in Africa. Il Virunga National Park in Congo, casa di un terzo dei gorilla di tutto il mondo, ha chiuso l’accesso a visitatori fino al 1 giugno, sostenendo che “secondo alcuni scienziati anche i primati, tra cui i gorilla del parco, possono essere suscettibili alle complicazioni dovute al coronavirus”.

Virunga National Park has taken the difficult decision to temporarily suspend mountain gorilla tourism as of 23 March due to concerns over COVID-19. No new bookings will be accepted before 01 June. For more info: https://t.co/SLLgxxR1Dg pic.twitter.com/BOo6queaDn

— Virunga NationalPark (@gorillacd) March 18, 2020


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Anche il vicino Rwanda ha temporaneamente chiuso l’accesso al pubblico nei tre parchi nazionali in cui vivono gorilla e scimpanzé. I gorilla di montagna sono suscettibili a problemi respiratori che colpiscono anche gli umani. Un comune raffreddore è in grado di uccidere un gorilla secondo il WWF, motivo per cui non è permesso ai turisti avvicinarsi più di tanto. Circa 1,000 gorilla di montagna vivono tra le aree protette del Congo, Rwanda e Uganda, per le quali il turismo rappresenta un’importante fonte di entrate. Tuttavia, il COVID-19 ha portato ad una serie di misure restrittive.

La decisione del Virunga National Park è stata ben accolta dai conservazionisti della regione. Paula Kahumbu di WildlifeDirect sostiene che sia necessario “ogni sforzo possibile per proteggere i gorilla. Sappiamo che i gorilla sono molto suscettibili alle malattie umane. A chi ha il raffreddore o l’influenza non viene permesso di avvicinarsi ai gorilla. Con il coronavirus e la sua capacità di contagio anche senza sintomi, il rischio per questi gorilla è molto alto”. Gladys Kalema-Zikusoka, di Conservation Through Public Health, ha spiegato in uno studio che le misure per proteggere i gorilla dagli umani non vengono effettivamente messe in pratica, in particolare quelle sulla distanza.

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L’ Uganda non ha ancora chiuso al turismo dei gorilla ma ha ridotto i voli dall’Europa e dalle altre parti del mondo. Un portavoce dell’ Uganda Wildlife Authority, Bashir Hangi, sostiene che la decisione di chiudere l’accesso dei turisti ai gorilla spetti al Governo. Tuttavia, ai pochi turisti che visitano il parco viene misurata la febbre e altri sintomi e sono costretti a seguire la regola di stare ad almeno 7 metri dai gorilla. La popolazione di gorilla nella regione è diminuita nell’ultimo secolo a causa del contatto umano e del bracconaggio. I gorilla di montagna fanno parte della categoria a rischio dal 1996 anche se il loro numero sta crescendo a causa degli sforzi di conservazione. In Rwanda il Governo ha dato la priorità alla protezione dei gorilla, creando anche delle cerimonie per dare un nome ai cuccioli. Le entrate turistiche sono fondamentali per proteggere i gorilla di montagna e il Governo utilizza questi fondi per aiutare le comunità locali e investire in attività antibracconaggio.

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Le perdite nel settore turistico dovute alla pandemia rischiano di esporre i gorilla al pericolo del bracconaggio illegale. “Penso che questo avrà un impatto enorme sulla loro sostenibilità“, ha detto Kahumbu, ambientalista del Kenya “Chiedo a tutti i donatori e ai governi che sostengono questi parchi nazionali in Africa di finanziare i parchi che hanno bisogno di chiudere questo periodo per sopravvivere”.

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