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Il coronavirus uccide? Non quanto l’inquinamento: in Italia circa 80mila decessi l’anno

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Panico e psicosi per il coronavirus anche in Italia dopo le prime vittime e i casi di contagio. Quello che sconvolge è che la crisi climatica invece non genera la stessa percezione di rischio. Eppure le vittime sono molto di più: 500 mila vittime a causa del cambiamento climatico negli ultimi 20 anni.

Trovo interessante e sconcertante il contrasto tra la preoccupazione globale e la rapida risposta al coronavirus e la quasi totale mancanza di risposta ai cambiamenti climatici globali. Questo non vuol dire che la risposta al coronavirus sia sbagliata, ma quale sta avendo e avrà il più grande e duraturo effetto negativo sulla salute e sicurezza umana, sull’economia e sull’ambiente? Il comportamento umano non è interessante?”, Jon R. Nickles

Secondo il Climate Index Risk negli ultimi 20 anni i fenomeni meteorologici estremi aggravati dal cambiamento climatico hanno causato 500 mila vittime nel mondo. L’Oms stima che tra il 2030 e il 2050 la crisi del pianeta ne provocherà altre 250 mila ogni anno. Solo in Italia l’inquinamento dell’aria è la causa di circa 80 mila decessi l’anno (Aea).

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Secondo il rapporto “Aria tossica: il costo dei combustibili fossili”, redatto da Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air), si stimano circa 4,5 milioni di decessi prematuri ogni anno nel mondo e 56mila all’anno solo in Italia. La combustione delle fonti fossili è la principale responsabile, e un cambio di rotta verso l’energia rinnovabile salverebbe noi e il nostro pianeta.

Dai dati ufficiali risulta inoltre che il coranavirus è particolarmente pericoloso per le persone che presentano già compromissioni di salute importanti. Il tasso di mortalità per i contagiati è sopra gli 80 anni ed è pari al 14,8% mentre sotto i 50 anni non superi lo 0,4%. A rischiare di morire sono inoltre molto di più le persone con patologie pregresse come le malattie cardiovascolari (10,5% di mortalità), il diabete (7,3%), i problemi respiratori (6,3%) e l’ipertensione (6,0%), mentre i soggetti sani risultano molto più resistenti (fonte Chinese Journal of Epidemiology’).

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E intanto l’industria cinese ha riscontrato un calo sostanziale, bloccando di fatto anche le esportazioni verso l’estero, con conseguenze sui beni soprattutto elettronici che si vedranno una volta finite le scorte di manifattura cinese.

Le misure per contenere il coronavirus hanno portato a riduzioni della produzione dal 15% al ​​40% nei settori industriali chiave. Questo ha ridotto di un quarto o più le emissioni di CO2 del paese nelle ultime due settimane, il periodo in cui l’attività sarebbe normalmente ripresa dopo le vacanze del Capodanno Cinese.

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I ricercatori dell’Ipcc calcolano che entro il 2100 le perdite economiche dovute all’emergenza climatica oscilleranno tra gli 8,1 e i 15 trilioni di dollari.

“Il coronavirus può essere asintomatico, non ha confini amministrativi, colpisce i più deboli… un po’ come il cambiamento climatico, solo che quest’ultimo rischia di fare tanti, ma tanti, più morti, come già sta facendo oggi…
414.18 ppm CO2″, spiega in un video Roberto Cavallo, consulente ambientale e scrittore.

La percezione del rischio e il diffondersi del virus ha attivato azioni preventive e non di riparazione per contenere gli effetti. Che modalità comunicativa efficace si dovrà utilizzare per far capire che le stesse azioni vanno applicate per  eventi più drammatici come l’inquinamento causato dal cambiamento climatico? Dovremmo essere terrorizzati  e temere per la nostra vita. 

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