Animali

Coronavirus, lo stop al turismo è un pericolo per i leoni allevati in cattività

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Gli attivisti temono che i leoni allevati in cattività possano patire la fame, o essere uccisi, ora che la pandemia ha portato allo stop di tutte le attività turistiche in Sudafrica.

I gruppi per la protezione degli animali sostengono che la pandemia di COVID-19 debba portare alla fine di una delle attività più controverse del Sudafrica: l’allevamento in cattività dei leoni.

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I gruppi di attivisti che da tempo si oppongono all’allevamento dei leoni su larga scala in Sudafrica, hanno sottolineato i rischi a cui l’uomo viene sottoposto quando sfrutta gli animali per la carne e per altre ragioni. Inoltre sostengono che molti centri di allevamento sopravvivano grazie alle entrate del settore turistico, ormai scomparse; ora questi centri saranno costretti ad uccidere i leoni o a farli morire di fame. Al di fuori degli zoo, i leoni vengono allevati e tenuti in cattività per tre ragioni: fornire esperienze come “coccole con i cuccioli” e “camminare con i leoni” ai visitatori dei parchi a tema; essere venduti per la caccia; e, quando muoiono o vengono uccisi, per essere venduti ai paesi dell’Asia orientale, dove le loro ossa vengono utilizzate nella medicina tradizionale. Alcuni leoni passano da essere coccolati dai turisti ad essere uccisi dai cacciatori che poi vendono le loro ossa.

Molte ONG sostengono da anni ormai che questa industria sia disumana e che vada chiusa ad ogni costo; la EMS Foundation, in una lettera al Ministro dell’ambiente Barbara Creecy, ha accusato il governo di non aver tenuto sotto controllo l’allevamento dei leoni e ora il paese è costretto ad affrontare una grande sfida per proteggere i circa 12,000 leoni. “Senza le entrate turistiche migliaia di leoni verranno lasciati a morire di fame. Questa è una catastrofe che sarebbe potuta essere evitata” ha scritto il direttore di EMS Michele Pickover nella lettera. Lion Coalition ha chiesto all’OMS di collaborare con i governi per chiudere tutti i mercati di animali. Molte malattie significative, come l’Ebola, la MERS e la rabbia, vengono trasmesse all’uomo dalla fauna selvatica. “Ci sono stati casi di tubercolosi bovina tra i leoni in cattività, il che comporta un rischio sostanziale di zoonosi per i consumatori e le persone coinvolte nel commercio delle ossa di leone, in particolare per coloro che lavorano in allevamenti, macelli e impianti di trasformazione in Sudafrica“.

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Paul Funston di Panthera sostiene che l’allevamento su larga scala di specie animali in cattività possa essere un rischio per la salute. I virus e i batteri si sono evoluti per abbattere popolazioni numerosi e l’allevamento intensivo dei leoni potrebbe portare ad un ulteriore rischio di “mutazione e trasmissibilità agli essere umani”. I leoni non vengono solamente colpiti dalla tubercolosi bovina ma anche dall’equivalente felino dell’HIV, l’ FIV.

Non sto dicendo che sia probabile che possa mutare nei leoni e poi arrivare agli umani ma è successo nei gorilla che si pensava fossero tra gli animali più in salute. Dobbiamo prestare le giuste attenzioni”. I gruppi di conservazione sostengono che l’allevamento dei leoni e la vendita delle ossa in Asia stiano portando ad un aumento della domanda ed un seguente aumento del bracconaggio. Le prove dell’uccisione di leoni per ricavare parti del corpo specifico sono evidenti; uno studio pubblicato lo scorso anno ha scoperto che l’uccisione mirata dei leoni nei parchi al confine tra Sudafrica e Mozambico è cresciuta nel periodo 2011-2018.

Ma Michael ’t Sas-Rolfes dell’ Oxford Martin Programme sostiene che il commercio di ossa non stia avendo un impatto enorme sull’uccisione illegale dei leoni: “Sono le zanne e i denti ad essere usati nella gioielleria non le ossa”.

E’ possibile secondo ’t Sas-Rolfes che molti leoni siano a rischio a causa della quarantena in Sudafrica ma ci sono anche allevatori che hanno altre entrate che potrebbero usare per mantenere e dar da mangiare a questi leoni. La South African Predator Association (SAPA), il cui scopo il cui obiettivo dichiarato è quello di creare e mantenere “un’industria di allevamento e caccia predatrice sana e redditizia” sostiene che la minaccia per i leoni sia stata inventata dagli attivisti per i diritti animali nel corso degli anni, che hanno fornito un’immagine errata sia delle condizioni degli animali che di come questi vengano cacciati. “Il risultato finale ha portato ad un calo delle prenotazioni e allo aumento del settore basato sulla conservazione nel paese” ha commento Deon Swart.

 

 

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Nonostante gli appelli di EMS Foundation e della Lion Coalition, il Governo sudafricano sta lavorando a dei propri piani per gestire l’allevamento dei leoni: dallo scorso anno il governo ha sospeso le quote per il commercio d’ossa mentre un panel di esperti sta lavorando ad una revisione delle politiche. Le raccomandazioni del panel sono attese per fine anno e saranno fondamentali per determinare il futuro del settore.

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