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Coronavirus, lo stop all’ecoturismo rischia di vanificare gli sforzi per la protezione degli habitat

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Senza i fondi provenienti dall’ecoturismo molti progetti per proteggere le specie e gli habitat a rischio saranno chiusi, e questo consentirebbe ai bracconieri e alla criminalità di operare liberamente.

Dalle vaste piane del Kenya ai coralli delle Seychelles, i progetti per proteggere alcuni degli ecosistemi più importanti del mondo rischiano di fallire a causa del collasso dell’ecoturismo dovuto alla pandemia del coronavirus; le organizzazioni che dipendono dai fondi del turismo per proteggere gli habitat e le specie a rischio potrebbero smettere di operare ora che la chiusura dei confini e le restrizioni al turismo hanno azzerato le entrate che servono a finanziare la protezione.

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Durante la pandemia gli scienziati hanno ripetutamente fatto appello affinché l’umanità ricostruisca il proprio rapporto con la natura ma le conseguenze economiche della quarantena rischiano di portare ad un aumento del bracconaggio, della pesca illegale e della deforestazione, con decine di milioni di posti di lavoro legati all’ecoturismo che rischiano di essere perduti in tutto il mondo. “E’ giusto che il mondo volga le proprie attenzioni sulla protezione delle vite umane, ma nelle aree del mondo in cui lavoriamo stiamo già vedendo le conseguenze economiche, in particolare nelle comunità che dipendono dall’ecoturismo” ha spiegato Mike Barrett di WWF UKCi potrebbero volere anni prima che queste aree possano recuperare a pieno e di conseguenza le persone potrebbero trovare altre soluzioni per vivere, mettendo a rischio le risorse naturali. Inoltre è più difficile monitorare la presenza di bracconieri”. La quarantena non ha impedito ai bracconieri di rinoceronti e altre specie a rischio di continuare con le proprie attività: i rinoceronti neri nell’Okavango Delta in Botswana sono stati evacuati dopo che sei di loro sono stati uccisi nel mese di marzo.

Dickson Kaelo, CEO di Kenya Wildlife Conservancies Association, ha parlato dei problemi relativi alla cancellazione delle prenotazioni per tutto il 2020: “Mentre il bracconaggio di elefanti potrebbe non intensificarsi a causa dell’attuale sospensione dei voli e dei sentimenti negativi contro il commercio degli animali, la domanda di carne di animali selvatici aumenterà senza nessuno che controlli le attività all’interno delle riserve. Il bracconaggio per la carne di animali selvatici esisteva già anche prima dell’epidemia di coronavirus. Con più persone senza lavoro, la carne di animali selvatici sarà più attraente della carne venduta dal macellaio. Senza i fondi i ranger non possono controllare quello che avviene dentro e fuori le riserve“. Il Kenya ha già sofferto a causa dell’invasione di locuste ad inizio anno e dell’infezione che ha colpito il bestiame nell’area di Greater Mara: “I membri di queste comunità potrebbero perdere la speranza nella protezione degli animali in assenza di fondi“.

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In Colombia, l’organizzazione Panthera ha registrato un aumento dei felini cacciati, con due giaguari, un gattopardo e un puma uccisi nelle ultime settimane. L’organizzazione fatica a trovare i fondi ora che le donazioni sono diminuite o tardano ad arrivare. Con i ranger costretti a stare a casa, il dottor Esteban Payan sostiene di essere preoccupato per gli incendi e l’accaparramento di terre nella regione: “La mia peggior paura post-pandemia è che una volta usciti, troveremo ettari e ettari di nuovi terreni agricoli recintati. La deforestazione sta già colpendo l’ Amazzonia. Questo mi spaventa più del bracconaggio. Perché? Per via della scala e della velocità degli incendi e della deforestazione. Questi distruggono gli habitat. E con gli habitat distrutti scompariranno anche i giaguari. Potremmo non vedere un animale a terra sanguinante per via di un proiettile ma in realtà è peggio perché sono senza casa o sono rimasti bruciati vivi”.

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Global Fishing Watch ha registrato un calo della pesca in tutto il mondo, con le ore di pesca che sono diminuite di circa il 10% dall’11 marzo alla fine di aprile rispetto agli ultimi due anni. Ma il calo dell’ecoturismo ha colpito la protezione degli ecosistemi marini più preziosi al mondo. Il dottor Fanny Douvere dell’Unesco teme per le conseguenze: “Siamo particolarmente spaventati per quei siti che dipendono fortemente dalle entrate turistiche per finanziare le proprie operazioni. L’atollo di Aldabra nelle Seychelles non sa come continuare a monitorare le coste senza entrate. Fin quando non ci saranno entrate, sarà impossibile per molti siti portare avanti i progetti di conservazione”.

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