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Coronavirus, può l’Intelligenza Artificiale contribuire a fermare il contagio? VIDEO

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L’uso della tecnologia, in particolare dell’ Intelligenza Artificiale, si sta rivelando fondamentale nella lotta al Covid-19, sia per il contenimento che per la ricerca di un vaccino. Ne abbiamo parlato con Luigi Gabriele, Vice Presidente di Visionari.


Se ne parla tanto molti quando si parla di Intelligenza Artificiale non vanno oltre le ipotesi da film di fantascienza. Ci puoi spiegare cos’è in realtà la AI?

Nella storia dell’uomo l’intelligenza è stata legata esclusivamente alla capacità di pensiero computazionale che l’uomo ha messo in campo. Questa intelligenza  è aumentata di volta in volta, grazie alla conoscenza che ogni uomo ha trasmesso a un altro uomo. Milioni di dati trasmessi prevalentemente attraverso in primis la trasmissione di natura orale, quando la scrittura ancora non esisteva e l’uomo trasmetteva la sue conoscenze raccontandole, poi attraverso la scrittura o altre forme.

Intelligenza Artificiale, sempre più vicina al pensiero umano

Oggi grazie all’intervento della capacità computazionale, che è la capacità che l’uomo è riuscito a realizzare attraverso il cosiddetto codice binario, non è più solo l’uomo che trasferisce la conoscenza, la consapevolezza e tutto ciò che hai imparato in questi anni ma è anche la macchina, una macchina che oltre alle informazioni messe dall’uomo stesso è in grado di scovare da sola attraverso degli elementi che si chiamano algoritmi le informazioni necessarie per raggiungere un obiettivo. Questa è Intelligenza Artificiale.

Si chiama Artificiale proprio perchè l’intelligenza stessa della macchina non proviene dall’uomo ma dalla macchina stessa.

Come può quindi l’Intelligenza Artificiale aiutare l’uomo nella lotta al coronavirus?

L’intelligenza artificiale ci apre scenari straordinari.Di fatto ogni istante della nostra giornata, attraverso i più semplici dispositivi, dal telefono e tablet ai computer alle televisioni intelligenti o qualsiasi altro dispositivo, il cosiddetto internet delle cose, noi produciamo un’infinità di dati, un quantitativo di dati straordinario che se elaborato in maniera corretta potrebbe essere il nostro alleato principale nella lotta al coronavirus.

È quello che negli ultimi anni hanno iniziato a fare in Cina, dove è vero che c’è un controllo molto serrato sulla cosiddetta libertà individuale ma è pur vero che questo controllo serrato è riuscito a dare un grande aiuto alla lotta al coronavirus. Se pensiamo che attraverso l’elaborazione dei dati tra cui la congiunzione con il Deep Learning, le Learning Machine, l’Intelligenza artificiale e i big data i cinesi sono riusciti ad arrivare a livelli di profilatura tale che sapevano esattamente quali erano le persone che potenzialmente potevano essere ammalate o le persone che già erano ammalate e disporre per loro particolari condizioni di restrizioni di sicurezza per evitare che il virus si propagasse.

L’intelligenza Artificiale ci salverà dai cambiamenti climatici?

Basti pensare che qualche settimana prima che si conoscessero informazioni sullo scoppio di questa epidemia alcune società internazionali, tra cui anche piccole startup che già erano abbastanza evolute nell’elaborazione dei dati, avevano scoperto e dato delle percentuali abbastanza attendibili rispetto a questa trasmissione del virus e alla probabile epidemia poi diventata pandemia.

La biometria permette ad esempio la congiunzione tra intelligenza artificiale e l’acquisizione di dati biometrici di sapere esattamente se una persona ha contratto il virus con una percentuale del 98,5%, non soltanto con l’analisi della temperatura corporea ma grazie all’AI basterebbe anche soltanto una parte del corpo, per esempio la parte alta del volto in caso di persone che portano una mascherina per ottenere dati biometrici e identificare una persona malata.

Queste stesse tecnologie hanno fatto sì che la Cina potesse restringere in maniera molto più precisa la quarantena. In questo modo ha potuto tenere sotto controllo le persone che non indossavano la mascherina oppure erano soggetti a virus inconsapevolmente, senza saperlo, restringendo quindi ancora ulteriormente il campo di contro, bloccando di fatto l’epidemia.

In Italia invece?

In Italia è notizia di questi giorni che il Campus Biomedico ha appena acquistato e adottato una tecnologia di Intelligenza Artificiale che proviene dalla Cina e che prevede la possibilità di fare diagnosi in 20 secondi, con una vera e propria TAC. Quindi non più tamponi da centinaia di euro e ore di attesa ma una diagnosi accurata al 99% in soli 20 secondi.

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Inoltre sempre nel nostro paese il più importante elaboratore dati presente sul territorio italiano, il cosiddetto HPC5, che è l’elaboratore dati di ENI, un super computer dalla potenza di 70 petaflop, che vuol dire milioni di miliardi di dati elaborati in pochissimi secondi, è stato messo a disposizione del CNR e dell’Istituto Superiore Sanità per collegare finalmente gli innumerevoli dati a disposizione che abbiamo sul caso coronavirus per poter poi finalmente trovare delle soluzioni non solo sulla gestione della pandemia, ma anche nell’eventuale elaborazione del vaccino.

 

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