Inquinamento

Coronavirus, la provocazione degli ambientalisti: “Più mascherine che meduse nel Mediterraneo”

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Le organizzazioni ambientali di tutto il mondo hanno lanciato l’allarme per la presenza di materiale sanitario in mare che, oltre ad inquinare, rappresenta un pericolo per la fauna marina.

Le organizzazioni ambientali temono che la pandemia del coronavirus possa portare ad un aumento della presenza di plastica nei mari; l’appello è stato lanciato dall’organizzazione no profit Operation Mer Propre, che durante le sue giornate dedicate alla raccolta dei rifiuti in mare e sulle spiagge ha trovato un’enorme quantità di mascherine, guanti e bottiglie di disinfettante in acqua. Joffrey Peltier, fondatore dell’organizzazione, li ha chiamati “rifiuti da Covid”, ossia quei materiali che vengono utilizzati per combattere il coronavirus ma che una volta utilizzati non vengono disposti correttamente.

Coronavirus, guanti e mascherine sui fondali della Costa Azzurra in Francia

Solamente in Francia le autorità hanno ordinato due miliardi di mascherine secondo Laurent Lombard di Opération Mer Propre: “Partendo da questo…presto rischieremo di avere più mascherine che meduse nel Mediterraneo”. Il gruppo spera che le persone utilizzino più mascherine riutilizzabili e che preferiscano lavare spesso le mani all’utilizzo dei guanti in lattice: “Con tutte le alternative che abbiamo, la plastica non può essere la soluzione per proteggerci dal coronavirus”. Circa 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno secondo un report del 2018 dell’ONU. Solamente nel Mar Mediterraneo sono 570,000 le tonnellate di plastica che anno entrano in mare, una quantità che il secondo il WWF equivale a buttare 33,800 bottiglie di plastica ogni minuto.

Coronavirus, Speranza: “promuovere mascherine riutilizzabili per evitare impatto ambientale”

Questi dati rischiano di aumentare ora che tutto il mondo sta combattendo la pandemia; come spiegato dal politico francese Eric Pauget, le mascherine spesso contengono plastica come il polipropilene. “Con un ciclo vitale di 450 anni, queste mascherine rischiano di diventare una bomba ad orologeria per il nostro pianeta” ha scritto Pauget in una lettera al Presidente francese Emmanuel Macron, chiedendogli di fare il possibile per risolvere il problema delle conseguenze ambientali delle mascherine. Gli stessi timori sono stati espressi da OceansAsia, che ha denunciato la presenza di una grande quantità di mascherine sulle spiagge di Soko Islands a Hong Kong. “Su 100 metri di spiaggia ne abbiamo trovate almeno 70” ha spiegato Gary Stokes, che ha raccolto le mascherine “E parliamo di un’isola disabitata nel mezzo del nulla. Le troviamo ovunque. Da quando il mondo ha iniziato ad indossare mascherine, le cause e gli effetti possono essere visti sulle spiagge”.

Coronavirus, le spiagge di Hong Kong sono colme di mascherine monouso

E’ solamente un altro oggetto in mare. Non è migliore, non è peggiore, è solamente un altro oggetto che stiamo lasciando in eredità alle prossime generazioni”. Un altro problema è che animali come delfini e focene possono inghiottirli, scambiandoli per cibo: “Li troviamo frequentemente morti sulle spiagge e attendiamo la necroscopia per trovare le mascherine al loro interno. Penso sia inevitabile

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