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Coronavirus, il pangolino potrebbe aver fatto da intermediario tra pipistrelli e umani

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Secondo uno studio il coronavirus non si sarebbe trasmesso direttamente da pipistrelli a umani ma il pangolino avrebbe fatto da intermediario tra le due specie.

Le morti causate dal COVID-19, il cosiddetto coronavirus, hanno superato il migliaio questa settimana mentre sono stati registrati 60,000 casi in tutto il mondo. Tuttavia, non è ancora chiaro come il virus si sia diffuso tra gli umani: i pipistrelli sembravano essere la fonte di questo nuovo virus ma secondo le ultime scoperte i pangolini potrebbero aver fatto da intermediario tra pipistrelli e umani.

Come riportato dalla Xinhua News Agency, i ricercatori hanno scoperto in un virus che ha colpito i pangolini il legame più forte con il coronavirus che ha colpito gli umani. Tuttavia gli scienziati si sono detti cauti nel giungere alle conclusioni prima che la ricerca venga pubblicata e recensita. “Per trovare il definitivo ospite del SARS-CoV-2 dovremmo fare lo screening di moltissimi animali, la maggior parte dei quali mammiferi, fin quando non verrà identificato un forte legame col virus” ha spiegato Benjamin Neumanil pangolino sembra il più vicino al SARS-CoV-2 ma ci sono almeno 3,000 differenze genetiche con il virus che ha causato il COVID-19”.

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Se il pangolino dovesse aver fatto da intermediario, il commercio illegale di questo animale solitario potrebbe avere avuto un ruolo nell’epidemia. I pangolini vengono commerciati per la loro carne e per le loro scaglie, utilizzate nella medicina tradizionale cinese. In natura le scaglie proteggono i pangolini, che per difendersi dai predatori si arrotolano. Il commercio delle otto specie di pangolino è stato vietato dal 2016 secondo il CITES, il trattato che regola il commercio internazionale degli animali. Secondo le stime dal 2000 al 2013 più di un milione di pangolini è stato commerciato illegalmente. La Cina è la maggiore destinazione per questo animale e i suoi prodotti: nonostante il divieto tra il 2016 e il 2019 circa 206 tonnellate di scaglie di pangolini sono state sequestrate in 52 raid della polizia secondo Wildlife Justice Commision.

Tutte le specie di pangolini rischiano l’estinzione: tre delle quattro specie asiatiche, quella cinese, la Sunda e quella delle Filippine sono tra le specie fortemente a rischio secondo l’IUCN. “Se la fonte del COVID-19 dovesse essere una delle otto specie di pangolini, come i primi segnali sembrano suggerire, sarebbe sicuramente coinvolto il commercio illegale. E’ contro il CITES avere, vendere o comprare i pangolini senza permessi speciali”. Le specie rare e a rischio vengono spesso vendute illegalmente nei mercati in Cina, come nel Huanan Seafood Wholesale Market di Wuhan dove si è generata l’epidemia. Tuttavia non è chiaro se i pipistrelli o i pangolini fossero presenti nel mercato a dicembre quando è stato riportato il primo malato. Lo stesso mese le autorità cinesi hanno fatto il più grande sequestro di scaglie di pangolini, dieci tonnellate, nella città di Wenzhou.

Tuttavia, nonostante identificare la fonte dell’epidemia potrebbe non essere abbastanza per contenerla, potrebbe essere d’aiuto per combattere futuri focolai legati al coronavirus. Nel caso della SARS diffusa nel sud est asiatico nel 2002, lo zibetto delle palme venne identificato come l’intermediario mentre nel caso della MERS fu il cammello. I pipistrelli sono considerati una riserva di molti virus che potrebbero colpire gli umani; questi non vengono colpiti direttamente perché hanno un sistema immunitario più forte di altre specie e questo rende i virus più forti e altamente trasmissibili. Nessuna nuova malattia è stata mai arrestata prima di diffondersi tra gli esseri umani perché ancora non siamo in grado di avere informazioni su tutti i virus che colpiscono gli animali.

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Quello che stanno facendo i ricercatori è il processo inverso: fare lo screening degli animali per trovare una corrispondenza col coronavirus. Questo non solo consentirebbe di trovare la fonte del virus ma anche di tracciare la serie di eventi che hanno permesso alle persone di entrare in contatto con gli animali ed in seguito di ammalarsi. Il fatto che il commercio illegale abbia svolto un ruolo nella trasmissione rende più difficile trovare le informazioni perché i commercianti e gli acquirenti non condividono apertamente le informazioni con i ricercatori e gli ufficiali. “Penso che la natura del contrabbando e le potenziali ripercussioni rendano difficile trovare difficilmente la fonte dell’infezione. Sarà necessario un attento lavoro di investigazioni per trovare l’origine” ha spiegato Neuman.

Il 30 gennaio la Cina ha imposto un divieto temporaneo sul commercio degli animali nel paese. Questo ha coinvolto i mercati come quello di Wuhan ma anche supermercati, ristoranti e rivenditori online. L’epidemia ha anche costretto la Cina a rivedere le sue politiche sul commercio animale ad ogni livello. Il 3 febbraio il presidente Xi Jinping ha spiegato che è “necessario rafforzare i controlli nei supermercati, imporre divieti più severi e punire il commercio illegale di animali per contenere i rischi”. Il 10 febbraio l‘Assemblea nazionale del popolo ha annunciato che avrebbe aggiornato le leggi sulla protezione degli animali “per combattere il commercio illegale”.

 

La giornata mondiale del pangolino, che si svolge il 15 febbraio, sarà un’opportunità per celebrare questo animale e sottolineare la sua condizione di pericolo. “Dovremo essere attenti sul messaggio che associamo a queste dichiarazioni perché le ricerche non sono state ancora pubblicate” ha spiegato Dan Challender del Dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford e a capo del Pangolin Specialist Group dell’IUCN “I risultati per i pangolini potrebbero essere positivi o negativi, o entrambi, ma è necessaria cautela perché in realtà non sappiamo esattamente quanto siano coinvolti. Potrebbe essere positivo se dovesse scoraggiare le persone da commerciare illegalmente i pangolini”.

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In un annuncio il Pangolin Specialist Group ha spiegato che nonostante non ci sia la certezza di un legame tra la specie e il coronavirus “porre fine al commercio illegale di questi animali potrebbe contribuire a mitigare i potenziali rischi alla salute associati al consumo di questi animali”.

 

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