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Coronavirus, le pandemie sono perfette per le teorie complottiste?

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La pandemia del coronavirus ha portato alla nascita di centinaia di teorie del complotto sull’origine del virus, dalla creazione in laboratorio alla diffusione grazie alle antenne del 5G.

Un virus creato in laboratorio, una mutazione genetica dovuta al 5G, una cospirazione delle cause farmaceutiche o perfino un complotto creato da Bill Gates e Georges Soros. Da quando è iniziata la pandemia del coronavirus, le teorie sui complotti si sono diffuse più del virus stesso.

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I complotti sulle pandemie non sono una novità del coronavirus: quando l’influenza spagnola colpì l’America, la colpa venne data ai sottomarini tedeschi che diffondevano il virus. Durante la peste di Milano del 1630, una combinazione di superstizioni sciocche e di ansia portò al processo, alla tortura e all’esecuzione di due cittadini accusati di aver diffuso la pestilenza, un episodio ampiamente esaminato dallo scrittore Alessandro Manzoni. Nel suo lavoro sulla stregoneria Carlo Ginzbug ha analizzato le persecuzioni contro i lebbrosi e gli ebrei durante il XIII° secolo in Francia: secondo le voci dell’epoca gli ebrei, che agivano per conto del principe musulmano di Granada, avevano corrotto i lebbrosi per far contaminare le fontane pubbliche e uccidere i cristiani.

Come le teorie dei complotti, le pandemie sono un nemico invisibile e potente che si nasconde tra noi e come le pandemie, le teorie dei complotti sono contagiose, o “virali”. Ma al di la di questi legami superficiali, le due cose sono connesse molto affondo. Le pandemie sono sempre legate ad un senso di apocalisse imminente. Nella storia sono sempre state considerate come un segnale della fine del mondo. Ad oggi solamente i fondamentalisti religiosi interpretano la pandemia come un presagio della fine dei tempi. Tuttavia, il pensiero apocalittico non deve necessariamente essere religioso o sostenere la fine dell’esistenza terrena.

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L’antropologo italiano Ernesto de Martino ha proposto il concetto di “apocalisse culturale” per indicare la sensazione che un periodo storico stia giungendo al termine. Per De Martino  questo concetto si è manifestato nella crisi esistenziale a seguito della Seconda guerra mondiale e dalla possibilità della distruzione causata dalla bomba atomica, ma può essere applicato ad una serie di periodi storico. Gli antichi miti, le religioni e le culture secolari hanno contenuto questo rischio, enfatizzando un futuro nel quale le comunità comunque continueranno ad esistere. Tuttavia, a differenza di religioni e miti, le teorie complottiste non offrono elementi di redenzione ma diffondono un senso di disaffezione e impotenza, l’idea che le forze del male siano a lavoro e che non sia possibile combatterle. Inoltre isolano le persone e le privano della sensazione di poter plasmare il proprio mondo

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Oggi stiamo vivendo una nuova apocalisse culturale ed è sempre più chiaro che il mondo in cui abbiamo vissuto sta diventando una cosa del passato e che quello che vedremo sarà totalmente diverso. La cultura politica degli ultimi 50 anni non è riuscita ad offrire alla maggior parte delle persone un senso del proprio valore e a proteggerle dal rischio esistenziale di perdere il proprio mondo. La pandemia ci sta spingendo nella fase finale di questa crisi. L’unica via d’uscita consiste nel considerare che quello a cui stiamo assisteremo non sarà un’agonia senza fine ma l’inizio di qualcosa di nuovo.

 

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