L’OMS sostiene che i wet market potranno essere riaperti ma solamente rispettando le norme igienico-sanitarie e vietando il commercio di animali selvatici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiesto norme più rigorose in materia di sicurezza e igiene una volta che i “wet market” riapriranno, sostenendo che sarà compito dei governi imporre divieti sulla vendita e il commercio della fauna selvatica.

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I wet markets sono molto diffusi in Asia e Africa ed in questi mercati è possibile acquistare frutta e verdura fresca, pollame, carne fresca, animali vivi e qualche volta animali selvatici. Molti esperti sostengono che il COVID-19 sia nato allo Huanan Seafood Wholesale Market di Wuhan, che è stato collegato ai primi casi. L’origine del virus è ignota ma secondo molti è nato dai pipistrelli ed è giunto agli umani attraverso un animale ignoto. L’OMS sta collaborando con le Nazioni Unite per sviluppare delle linee guida da applicare a questi mercati, che rappresentano un importante fonte di sostentamento per milioni di persone in tutto il mondo. Ma molti mercati sono scarsamente regolamentati e le condizioni sanitarie non vengono rispettate.

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Secondo il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS: “La posizione dell’OMS è che questi mercati potranno riaprire solamente in condizioni di sicurezza e rispettando gli standard igienici. I governi devono rigorosamente applicare dei divieti sulla vendita e il commercio di animali selvatici come fonte di cibo”. La pandemia sta spingendo le organizzazioni per la protezione della fauna a chiedere che questo tipo di commercio venga vietato e i wet markets chiusi; il dottor Mark Jones di Born Free ha chiesto all’OMS di lavorare con i governi al fine di vietare i mercati dove vengono venduti animali selvatici e di porre fine al commercio della fauna, introducendo misure per proteggere gli animali: “Questo è necessario per fermare e invertire la rotta del devastante declino del mondo animale, che ha portato milioni di specie sull’orlo dell’estinzione e minaccia il futuro della fauna e dell’umanità”.

Tuttavia alcuni esperti sostengono che un divieto totale possa essere controproducente; Dan Challender e Amy Hinsley dell’Università di Oxford pensano che vietare completamente il commercio di animali selvatici sia “una reazione istintiva e potenzialmente autolesionistica“: “Una risposta più appropriata sarebbe migliorare la regolamentazione dei mercati della fauna selvatica, in particolare quelli che coinvolgono animali vivi. Ciò dovrebbe includere le preoccupazioni sulla salute pubblica e su quella degli animali, per garantire che vi siano un rischio di futuri focolai“.

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I wet markets possono essere “bombe ad orologeria” per le epidemie secondo il professor Andrew Cunningham, direttore della Zoological Society of London (ZSL): “Trattiamo gli animali come fossero solamente merci da saccheggiare e poi ci sorprendiamo delle conseguenze“.

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